Vento freddo, spalti ancora più gelidi. Era un pomeriggio di novembre di quasi 13 anni fa e la Salernitana si apprestava ad affrontare il Cesena in un clima di grandissima tensione. Poche sere prima i gruppi ultras avevano esposto uno striscione nei pressi del mercatino di Pastena riportante la scritta "Non ne possiamo più", decidendo di disertare l'Arechi in segno di protesta soprattutto nei confronti della società. Le tre sconfitte consecutive maturate contro Venezia, Pescara e Modena (tra l'altro giocando male e senza segnare neanche un gol), la panchina traballante di Gregucci, il possibile ritorno di Ammazzalorso e lo scarso rendimento di alcuni calciatori acquistati in estate per far fare il salto di qualità rappresentavano argomenti di discussione molto gettonati negli ambienti sportivi salernitani, al punto che anche molti dei 3800 abbonati decisero di restare a casa o presenziare all'esterno dell'impianto di via Allende.
Ai nostri microfoni, qualche tempo fa, l'ex direttore generale Imborgia raccontò quanto segue: "Dopo la partita persa in casa col Perugia, il presidente del Centro di Coordinamento Salvatore Orilia chiese le mie dimissioni: gli dissi che ero disposto a farmi da parte se Aliberti avesse utilizzato i soldi risparmiati per prendere i giocatori che mancavano. Chiaramente era una provocazione, non sono abituato ad abbandonare la nave nelle difficoltà. Prima della sfida col Cesena, soffiava un brutto vento sull'Arechi: forse il presidente pensava di mandarmi via, eravamo reduci da tre sconfitte consecutive e i tifosi rimasero all'esterno dello stadio in segno di contestazione. Guardai i giocatori negli occhi prima di entrare in campo, li tritammo e vincemmo 6-1: in tribuna c'era Carmine Longo, probabilmente quel successo allontanò dalla scrivania tante persone che volevano prendere il mio posto. Arrivarono cinque successi di fila, cambiarono giudizi e umori popolari".
E in effetti la Salernitana seppe svoltare proprio nel momento più difficile della stagione. Prima mezz'ora anonima scandita dai fischi per ogni passaggio sbagliato, poi l'apoteosi: Olivi e Longo aprirono le danze, un guizzo di Cavalli sembrava far da preludio ad un'ennesima beffa prima della "zuccata" di Zaniolo che anticipò Indiveri indirizzando la sfida sui binari giusti. Nella ripresa presero parte alla festa anche Palladino, Ferrarese e Benjamin, un risultato tennistico che rilanciò le quotazioni dei granata e restituì un pizzico di serenità a tutto l'ambiente. "Non possiamo dire nulla ai nostri tifosi, ho detto ai ragazzi che anche la scelta di disertare rappresenta un grandissimo atto d'amore" disse Gregucci commosso in sala stampa". "Due vittorie consecutive non appagano le nostre aspettative" scrissero ancora gli ultras due settimane dopo, quando la Salernitana batteva anche il Vicenza inanellando la terza vittoria consecutiva. Che anche domani la sfida col Cesena permetta di rivedere verso l'alto gli obiettivi stagionali?
Gaetano Ferraiuolo