Napoli

Dal palco di Sanremo al banco dei testimoni. Chiamato dai giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Gigi D’Alessio è stato interrogato come persona informata sui fatti nel processo che ha ad oggetto la sua scorta abusiva. D'Alessio ha confermato il contenuto del verbale redatto in occasione del suo interrogatorio subito dopo l'arresto dei poliziotti. «Credevo fossero in servizio, non sapevo fosse illegale». Questa la sintesi della sua ricostruzione resa nel corso dell'interrogatorio del pm Dda Luigi Landolfi. Con lui anche il manager Giovanni Tramice per ricostruire i rapporti intrattenuti in particolare con uno dei tre agenti, il sovrintendente della Polizia di Stato Alessandro Albano (già condannato in abbreviato a sei anni di carcere), e per raccontare dell'episodio dell'11 dicembre 2013, quando il cantante fu scortato per le strade di Napoli da un'auto della polizia con a bordo Albano e i due colleghi al fine di recarsi ad un evento di presentazione del suo nuovo cd.

Il cantante ha precisato che «Albano veniva spesso ai miei concerti e ad altri eventi, era presente nel backstage, ma non ha mai fatto parte del mio staff, né ha mai chiesto soldi. Di certo si proponeva spesso per darci una mano, con un atteggiamento quasi invadente, e, come un maestro d'orchestra, impartiva ordini ai vari colleghi».
I poliziotti finiti sotto processo risultano essere accusati non solo di aver utilizzato indebitamente un auto di servizio per scarrozzare il cantante napoletano nella città, ma anche di aver fatto affari col clan Belforte, come risultato dall’inchiesta svolta.

Al termine della sua deposizione di stamane, Gigi D’Alessio ha scherzato con i giudici: “Finalmente sono davanti ad una giuria di qualità”, riferendosi ironicamente alla sua eliminazione dal 67esimo Festival di Sanremo e al bassissimo successo che il suo brano ha riscosso tra i componenti della giuria presente all'Ariston di Sanremo.