Da pericolante a capolista del girone di ritorno. L'Avellino sogna ad occhi aperti dopo il settimo risultato utile consecutivo, coinciso con la seconda vittoria di fila ed il secondo successo esterno stagionale: dopo i due gol al Brescia, i tre al Cittadella, a cui non è bastato Strizzolo per tenere a bada uno degli uomini copertina della riscossa: Matteo Ardemagni. Come al “Rigamonti”, doppietta letale per il bomber. Rinato. Come il lupo. In versione fenice. Dal Cittadella a Cittadella, l'attaccante e i biancoverdi sono risorti dalle proprie ceneri. All'andata rigore fallito e sconfitta. Ieri uno-due micidiale a sancire la rimonta e a dare ulteriore slancio alla scalata in classifica: se il campionato fosse iniziato a gennaio, il lupo, che ha totalizzato 15 punti nelle ultime sette giornate, sarebbe in testa in solitaria, a quota 11. Ma dato che il passato non si può cancellare del tutto, i dati di cui tenere davvero conto sono il +4 sulla zona playout e il -5 da quella playoff. Di questo passo non più un'utopia. Walter Alfredo Novellino gongola e non pone limiti ai suoi ragazzi pur invitando a procedere per gradi: prima la salvezza, poi avanti tutta. Smorzare l'entusiasmo sta però diventando positivamente complicato anche perché, a ritmo di “dab dance”, dilaga la cosiddetta “ignoranza”: Ardemagni l'ha scelta per le proprie esultanze e la reitera anche fuori dal campo (ieri notte addirittura sul tetto di un tir, per sottolineare che il blitz è stato “pesante" come il mezzo di trasporto, ndr). I tifosi e pure i dirigenti lo imitano, in un clima di euforia collettiva. E allora sì: “beata ignoranza” può essere il motto di un Avellino che di fermarsi non ha intenzione alcuna. Il Vicenza è avvisato.
Elaborazione grafica: Giuseppe Andrita.