Salerno

Uno degli errori più gravi commessi da Sannino e Bollini è stato quello di smantellare una coppia d’attacco che, con tutti i suoi limiti, l’anno scorso aveva trascinato la Salernitana verso la salvezza a suon di gol. Riconfermati in estate nonostante le numerose richieste anche di club di categoria superiore,Coda e Donnarumma sono stati “separati” dai due allenatori che si sono succeduti sulla panchina granata, complici alchimie tattiche che, sovente, nel calcio moderno vengono ritenute incomprensibilmente più importanti della bravura dei calciatori a disposizione. Il 4-3-3 di Bollini, lo si sapeva sin dall’inizio, era penalizzante per un calciatore come Alfredo Donnarumma, una punta da area di rigore costretta a partire dalla fascia e a correre senza meta per tutto il campo per dare una mano in fase di non possesso.

Sarà un caso, ma quando i due bomber hanno giocato più vicino alla porta con Rosina alle loro spalle le cose sono andate decisamente meglio e in tanti si chiedono se questa Salernitana poco cinica e spesso prevedibile possa fare a meno di un Donnarumma che, se motivato a dovere, potrebbe fare ancora la differenza. Certo, la querelle sul rinnovo ha inciso sul rapporto con parte della piazza: alcuni tifosi non hanno gradito la pretesa di prolungare subito un contratto in scadenza tra un anno e mezzo dopo che la Salernitana gli ha dato la possibilità di rilanciarsi in serie B facendogli sottoscrivere un triennale. Anche le parole del procuratore, che parlava di un addio quasi certo a gennaio, non hanno rasserenato il clima attorno ad un ragazzo invitato da tutti ad anteporre l’interesse della squadra a quello strettamente personale. Ieri, però, la risposta dell’ambiente è stata emblematica.

Quando Donnarumma ha iniziato il riscaldamento c’è stata un’autentica standing ovation, un boato liberatorio che ha ulteriormente caricato l’attaccante e che spinto Bollini a sostituire un evanescente Rosina. Purtroppo, sul campo, Donnarumma non è riuscito ad incidere, anzi pesa tantissimo il gol sbagliato davanti al portiere che avrebbe potuto cambiare partita e stagione dei granata. Sia chiaro: nessuna voglia di crocifiggere l’attaccante per un errore comunque grossolano (e chi ha buona memoria ricorda che spesso Donnarumma ha fallito gol apparentemente semplici. Da uno come lui, però, ci si aspetta molto di più e, media voto alla mano, quest’anno non è quasi mai riuscito a fare la differenza. Giocare a corrente alternata non aiuta, la collocazione tattica è stata oggetto di discussione, ma quando due allenatori su due (tre su quattro contando anche la passata stagione) non ti considerano un titolare inamovibile un motivo dovrà pur esserci.

E’ innegabile, allo stesso tempo, che il suo ingresso ha cambiato volto ad una gara sin lì giocata maluccio dai granata. La Salernitana, in 20 minuti, ha chiuso il Cesena nella propria metà campo, ha creato tre nitide occasioni da gol ed è ripartita con maggiore pericolosità sbagliando spesso l’ultimo passaggio. La verità, come sempre, sta nel mezzo: al giocatore il compito di dimostrare di essere davvero così forte, al mister quello di mettere i calciatori in condizioni di rendere senza sacrificarli in base ai moduli che, nel calcio, contano davvero poco.

Gaetano Ferraiuolo