Salerno

Ci sono sconfitte e sconfitte. Perdere come è accaduto al Benevento contro la corazzata Bari, in una gara spettacolare, di quelle che conciliano con il calcio, ci può stare. Anzi, la prova dei giallorossi, sempre pungenti in fase offensiva, lascia ben sperare per il futuro. Uscire sconfitti dal “Provinciale” come è capitato alla Salernitana, no! Una squadra che sembrava con la testa in vacanza, tipico degli incontri di fine stagione quando in palio non c'è più nulla. Lo stesso Bollini ha dichiarato a fine gara: “Devo approfondire i motivi di questa partita deludente, non abbiamo fatto quello che dovevamo fare e abbiamo permesso all'avversario di essere più forte di quanto non lo sia”.

Insomma, bisogna capire come mai le motivazioni dei siciliani, comunque fino a ieri fanalini di coda, a conti fatti sono risultate superiori a quelle della Salernitana, che ora rischia di essere risucchiata nella zona calda della classifica, anche in virtù dei prossimi due incontri abbastanza proibitivi programmati nell'arco di una settimana. La formazione di Bollini non è il Barcellona, ma non è nemmeno una squadra da buttare via. L'obiettivo salvezza tranquilla è alla portata, ma attenzione, quando si viene risucchiati in basso, subentrano altri fattori di ordine psicologico, che difficilmente poi si riescono a scrollare di dosso, indipendentemente dal valore tecnico.

Capitolo allenatore – Si cambia guida tecnica per migliorare, non sempre però si riesce nell'intento. Il passaggio da Sannino a Bollini, almeno finora, non ha portato grossi frutti. Soprattutto se si guarda in casa d'altri: è proprio il caso del Trapani, che con Calori sta provando a dare una svolta al suo campionato che sembrava già deciso (negativamente) qualche mese fa, oppure basta guardare a distanza di pochi chilomentri, dove c'è l'Avellino che da quando ha in panchina un tecnico esperto come Novellino, ha inanellato una serie di risultati utili che non solo ha portato gli irpini fuori dalla zona calda, ma addirittura a tre punti dalla zona play-off. Eppure c'è ancora chi sostiene che l'allenatore conti in percentuale molto poco sul cammino di una squadra. Non vogliamo gettare la croce su Bollini, ottimo tecnico e preparato, ma, a nostro modesto avviso, sarebbe stato meglio affidarsi a un allenatore più esperto della categoria.

Non si invoca, tra l'altro, un ulteriore cambio tecnico, ma è chiaro che le prossime due partite saranno fondamentali per capire il vero obiettivo di questa Salernitana. E soprattutto dovranno servire a sbloccare la coppia gol più invidiata della categoria. Senza le reti di Coda e Donnarumma non si va lontano. Bisogna capire se si tratta di un'involuzione tennico-tattica, in tal caso le colpe ricadrebbero inevitabilmente sull'allenatore o di ordine psicologico. Nell'era Lotito-Mezzaroma, a Salerno di grandi allenatori, quelli con la A maiuscola per intenderci, ne abbiamo visti pochi (o nessuno, secondo i più severi). Come dicevamo, per scarsa considerazione dell'operato di un allenatore nel raggiungere un ottimo risultato o per questioni di ingaggio elevato? In quest'ultimo caso vale la pena ricordare un famoso detto: “'O sparagno nun è maje guadagno”. A buon intenditor...

Maurizio Grillo