Benevento

Riesce difficile commentare una sconfitta, soprattutto se giunge dopo la perdita di una imbattibilità interna ma…chest’è…ed allora ci provo comunque a dire la  mia.

Dopo aver visto i ragazzi in quel di Novara, tralascio per una volta le pagelline da zero a dieci perché francamente così a caldo non avrei tutte le caselline occupabili, ed esprimo un po' di pensieri in libertà. Siamo passati dalla possibilità di essere primi per una notte, ad una “tranquilla” posizione da play-off che, secondo il mio modestissimo parere vale ancora oro colato. Siamo pur sempre una matricola che doveva salvarsi; vivere un campionato così meraviglioso va francamente al di là di ogni nostra aspettativa. La ribalta nazionale lasciamola ad altri, a chi ha fatto la serie A e punta espressamente a ritornarci (Frosinone e Verona) a chi ha investito milioni per un roboante mercato di riparazione (Bari); possiamo roderci un po’ il fegato perché un'altra neopromossa è più su di noi, ma i valori attuali del campo dicono questo e va bene così.

Viviamola felicemente. La serie A, il doppio salto…certo.. ci avevamo fatto il palato fine e la bocca buona, ma obiettivamente la squadra ha reso molto e speso anche di più nel girone di andata ed ora, soprattutto dopo che tutte si sono rafforzate a Gennaio, vi è molto più equilibrio e non sarà semplice ripetersi. Oggi là in basso corrono tutte (Avellino in primis), e può capitare di perdere a Novara contro una normalissima squadra soprattutto se si continua a prendere gol sempre nella stessa maniera e con la consapevolezza che il turn over non dà gli stessi frutti per la qualità dei giocatori buttati nella mischia.

Stanno venendo al pettine tutti i nodi… La verità è che abbiamo un 11 titolare fortissimo, ma basta l’assenza di un solo elemento “top” per dimostrare limiti e carenze evidenti agli occhi di tutti. Infermeria che sola ora si sta svuotando, (Padella, De Falco, Buzzegoli, Eramo) giocatori fuori forma (Melara), ricambio attaccanti carente (Puscas al di la dei malanni fisici convince poco ed anche Cissè punta centrale non rende quanto da esterno), oggetti misteriosi (Bagadur, Pajac), giovincelli che chissà se sono semplici scommesse o davvero potranno esser utili alla causa (Matera).

Questo è il Benevento di oggi con (passatemi il termine) l’aggravante, come già detto, che tutte le altre danno l’idea di essersi rinforzate tranne noi se non nella zona nevralgica del campo. Facciamocene una ragione. Poi le fazioni di favorevoli e contrari, guelfi e ghibellini ci saranno sempre, ognuno dirà la sua forte del suo essere conoscitore di calcio, ma quello che a questa squadra non deve andare tolto è l’entusiasmo e la sfacciataggine di giocarsela ad armi pari con tutti. Processi alle intenzioni o sommari in questo momento servono a poco.  Se facciamo l’errore di cominciare con critiche gratuite e pessimismo cosmico a valanga su chiunque non faremo certo del bene in primis a noi stessi come tifosi. E’ una gioia essere li su quei gradoni di ogni stadio, soprattutto per “il popolo del nord”; riabbracciare amici che non si vedono spesso, respirare il clima, la parlata beneventana per una notte o per una giornata. Queste sono emozioni, le nostre emozioni. Calcare ed essere sui gradoni in stadi “storici” come Verona, Vicenza, Il Renato Curi a Perugia o il Liberati di Terni non ha prezzo. Pagani, Fondi, Lupa Roma, Melfi, lasciamoli ad altri. La polvere non ci appartiene più e facciamo in modo che non ritorni in futuro. Ci siamo scrollati di dosso i vestiti e l’etichetta della perdente milionaria della Lega Pro, non buttiamo i nuovi abiti cuciti addosso.  Viviamo le emozioni conservando la categoria e magari consolidando quando di buono è stato fatto in questa prima parte di anno magico. Facciamo esperienza, tutti, tifosi, squadra e Società. Prendiamoci il tempo necessario per metabolizzare le sconfitte, per calarci meglio nella categoria, per farci conoscere ancor di più in futuro da tutti e per sbagliare di meno. Sbagliare di meno in Società (curare meglio lo store, essere pronti nelle comunicazioni da dare all’esterno magari sui reali tempi di recupero di un infortunato, ponderare la campagna acquisti senza ridursi all’ultimo giorno del mercato di riparazione), sbagliare di meno sul campo (non si può continuare a prendere gol da palle inattive), ma soprattutto sbagliare di meno sugli spalti (meno selfie, più voce, meno spaccature più unità, coerenza, mentalità, quelli di sopra , quelli di sotto, parole che troppo spesso si sono sentite. Tutti questi fattori hanno sicuramente contribuito a rendere un immagine del tifo sannita poco caloroso fra le mura amiche). Andiamo avanti, divertiamoci, facciamo tesoro delle sconfitte e non perdiamo mai il sorriso e l’allegria, la stessa che ieri a fine partita abbiamo tirato fuori nel parcheggio del Piola davanti a litri di birra, tortani e pasticcini. Si sorride anche nelle sconfitte, altrimenti non saremo mai dei veri sanniti, popolo di guerrieri sempre pronti alla battaglia.  

Fino alla fine il Benevento.          

Scugnizzo69