Miglioramenti sì, ma a macchia di leopardo. Alcuni giudici hanno modificato le modalità di gestione, altri, invece, nonostante la disponibilità e l'impegno delle parti in causa, “in particolare il presidente facente funzioni del Tribunale”, Marilisa Rinaldi, “perseverano, purtroppo, nel condurre le udienze secondo propri criteri, in difformità al Protocollo”. Ecco perchè la Camera penale di Benevento, in attesa del “definitivo ripristino dell'osservanza, da parte di tutti i giudici, delle regole vigenti”, ha proclamato lo stato di agitazione, riservandosi ulteriore iniziative di protesta.
Tutto nero su bianco nel documento illustrato dal segretario, l'avvocato Domenico Russo, e votato dai presenti (al massimo una quindicina) al termine dell'assemblea di questa mattina. Epilogo della tre giorni di astensione indetta contro il mancato rispetto del Protocollo firmato nel 2012. Il presidente della Camera penale, Monica Del Grosso, ha ripercorso le motivazioni dello 'sciopero', sottolineando quanto sia fondamentale recuperare dignità al ruolo della classe forense, evitandone compressioni che si riflettono sul diritto alla difesa.
Il suo vice, Ettore Marcarelli, ha richiamato l'attenzione sulle condizioni logistiche e “sull'arroganza arbitraria della gestione” degli appuntamenti dinanzi al giudice di pace, non lesinando critiche anche all'attività dei legali. Per Vincenzo Gallo, responsabile della Scuola di formazione del penalista, “l'astensione è stata solo la prima tappa di un percorso che va fatto”. Invitando tutti all'esercizio della responsabilità, come nel caso dei difensori d'ufficio. “Ce ne sono circa 130, ma quanti di loro si presentano in aula quando è il loro turno?”.
Tasto particolarmente dolente, sul quale hanno pigiato gli avvocati Cipriano Ficedolo, che ha rimarcato “l'assenza, diversamente da altre realtà, di una organizzazione della difesa d'ufficio”, e Simona Barbone, tesoriere della Camera penale, che, dopo aver contestato la stragrande maggioranza dei difensori di ufficio (“Si sono iscritti solo per fare clientela”), ha sollevato anche la questione, altrettanto delicata e vitale, del gratuito patrocinio (“Vanno velocizzati i decreti di ammissione, arrivano dopo mesi...”).
Avrebbe preferito un “confronto con i magistrati e i responsabili della struttura”, invece, l'avvocato Antonio Cappa. Il suo appello “al codice deontologico, all'umiltà ed all'educazione”, è stato accompagnato da un interrogativo (“Siamo autentici avvocati o solo iscritti all'albo?”) al quale ha replicato la stessa Del Grosso. “Dobbiamo superare ogni autoreferenzialità – ha chiosato -, vigilando con l'obiettivo di dare il nostro contributo al corretto funzionamento della macchina della giustizia”. Che, per adesso, lancia segnali a macchia di leopardo.