Benevento

Paese che vai, usanza che trovi... In questo caso, comune. Non solo ad alcuni centri della Valle Telesina, ma anche a Castelvolturno. Perchè quello della guardiania come (presunto) pretesto per imporre una tangente – una sorta di 'polizza' utile a proteggersi da conseguenze di ogni sorta-, non è fenomeno che riguarda solo il Sannio – territorio nel quale ha, purtroppo, radici antiche – ma anche altre realtà.

Lo ha sottolineato, attingendo a piene mani dal bagaglio dei ricordi legati alla sua esperienza professionale a Napoli, il Procuratore aggiunto Giovanni Conzo all'alba della conferenza stampa convocata dopo i cinque arresti eseguiti all'alba. “A Castelvolturno bisognava pagare per evitare gli incendi”, ha esordito il capo dell'ufficio inquirente. Che ha rimarcato le conseguenze devastanti sulle vittime dei danneggiamenti dei filari e dei furti di viti, l'impatto pesantemente negativo su un comparto – quello vitivinicolo – che rappresenta una delle eccellenze della provincia di Benevento. Che, nonostante l'immagine propagandata in passato da chi aveva interesse a che passasse un messaggio tranquillizzante, non è mai stata “un'isola felice”. Conzo ha puntato l'indice contro il muro di reticenze alzato anche in questa occasione. Precisando che alcuni hanno avuto il coraggio di denunciare, a differenza di altri. Per paura, certo. Per un clima che aveva indotto qualcuno ad affermare, pur di fronte all'evidenza, che, “se lo avesse fatto, sarebbe stato poi costretto a scappare in Germania”.

Il comandante provinciale dei carabinieri, il tenente colonnello Alessandro Puel, seduto al suo fianco, ha rivendicato l'impegno assunto sin dal momento dell'insediamento (“Difendere l'imprenditoria onesta e garantire la libera concorrenza”) e si è augurato che “la risposta fornita ad un problema non di poco conto sia il volano per rompere l'omertà”, mentre il capitano Francesco Ceccaroni, alla guida della Compagnia di Cerreto Sannita, ha ripercorso le linee dell'attività investigativa, supportata da intercettazioni telefoniche e ambientali, e riprese video, su “un meccanismo consolidato per il quale, spesso, era sufficiente la sola presenza degli indagati nei pressi dei terreni coltivati per intimorire i proprietari”. Per indurli, dunque, a sborsare i soldi per la 'vigilanza': “130 -140 euro a moggio come quota fissa, da versare il 26 maggio, il giorno in cui a Guardia Sanframondi si festeggia San Filippo”. Al nome del santo è intitolata l'indagine curata dai militari del Nucleo operativo della Compagnia cerretese - i fatti sono inclusi nel periodo 2014-2015 e non hanno alcuna relazione con il nubifragio dell'ottobre di due anni fa-, che hanno anche stimato “i danni complessivi determinati dal danneggiamento e dal furto, rispettivamente, di 2750 e 1400 viti: 300mila euro per ciascun viticoltore, e solo per i due anni oggetto dell'inchiesta”. Roba da mettere in ginocchio chiunque.