Avellino

Si riparte per cercare di mettersi alle spalle un pomeriggio bruttissimo, uno che difficilmente sarà dimenticato perchè, in un sol colpo, è stato capace di spazzare via quanto di buono era stato fatto in precedenza. Cinque reti sul groppone, una gara mai giocata, un Avellino che è sceso in campo con la presunzione di avere la sfida in mano senza averne meriti specifici. Il Perugia non ha fatto chissà che, ha solo sfruttato le amnesie avversarie, ha portato a casa il compito nel modo più semplice possibile. E ha fatto male, troppo male.

La presunzione e la mancata reazione, due aspetti sui quali Novellino dovrà battere molto per non vedere sciupato il lavoro e le vittorie delle precedenti sfide. La gara degli irpini si è chiusa sul rigore non concesso all'inizio della sfida, il mani di Dossena sul cross di Belloni è quanto meno netto. Era passato solo un minuto, di sicuro se l'arbitro Manganiello avesse fischiato, sarebbe cambiata la sfida. Non è successo, è stato un delitto fermarsi in quel momento, perchè c'erano ancora 89' da giocare, ancora una partita da portare a termine per dare continuità ai risultati. E invece nulla di tutto ciò, il Perugia ha fatto tesoro del regalo e non ha fatto nulla di più se non infilarsi negli spazi di una squadra che ha fatto difficoltà a tenere le linee strette.

Ora serve spiegarsi cosa è accaduto per trovare le contromisure. La stanchezza ha giocato il suo ruolo e in questo caso la responsabilità cade su Novellino, la stessa squadra in tre gare ravvicinate qualche controindicazione la porta, conveniva far rifiatare qualcuno.

Spiegarsi il significato di quanto detto da Novellino nella conferenza post gara. Per una formazione che ha come obiettivo la salvezza, è difficile pensare che il problema sia legato alle motivazioni, peggio ancora che si sia insinuata l'idea di avere anche questi tre punti in mano. Una gara va giocata, fino alla fine, perchè di fronte c'era una formazione allenata un buon tecnico. Bucchi ha semplicemente chiesto alla propria squadra di fare le cose semplici, il risultato sono cinque gol. Un passivo che non c'è tra Avellino e Perugia. Un divario che emerge solo quando emerge la presunzione e la poca concentrazione. Aspetti sui quali un buon motivatore, e Novellino lo è, deve sicuramente tornare. Pomeriggi come quello di sabato non possono essere ammessi. Non quando 90' hanno il potere di cancellare nove belle prestazioni. Serve intervenire perchè Avellino – Perugia ha avuto la stessa capacità che ha una secchiata contro una lavagna piena di scritte. Una pioggia d'acqua è tutto è andato via. Una pioggia che ha gelato i tantissimi tifosi che hanno spinto la squadra fino alla fine, anche quando il passivo è stato chiaramente irrecuperabile. Il brutto risveglio c'è stato anche per loro.

Redazione