Salerno

Era il 7 marzo di due anni fa e la Salernitana, dopo la vittoria sofferta sul Savoia, si apprestava ad affrontare un Benevento primo in classifica, ma reduce da un pareggio casalingo con il Barletta che aveva indirettamente favorito la possibile rimonta dei granata, secondi a -2. In una settimana scandita da mille polemiche per le dichiarazioni del tecnico giallorosso Fabio Brini, entrambe le tifoserie risposero alla grande prendendo d'assalto punti vendita e botteghini: in duemila partirono dal Sannio con la voglia di alimentare il sogno promozione dopo tante delusioni, in 20mila trasformarono l'Arechi in un catino infuocato "costringendo" la società a riaprire l'anello superiore del settore distinti solitamente chiuso al pubblico. "Dalla maglia del Barcellona ai 22mila di quest'oggi, sono giornate che mi ripagano di tutti gli sforzi fatti in questi anni" le parole del presidente Marco Mezzaroma che arrivò a Salerno in largo anticipo per godersi il clima di festa che si respirava intorno alla squadra. "Non avevo dubbi sulle potenzialità del pubblico salernitano, ho investito su questa tifoseria perchè può costituire davvero un valore aggiunto" disse Claudio Lotito, finalmente più tenero nei confronti del popolo granata.

Sin dal riscaldamento l'aria era quella dei tempi d'oro: autentica ovazione per la Salernitana, fischi assordanti per tutti i calciatori del Benevento, in particolare per quel Fabio Mazzeo accostato ai granata un anno sì e l'altro pure, ma che alla fine firmò per la più agguerrita rivale per la lotta promozione. Sul campo il derby regalò emozioni e spettacolo e i padroni di casa seppero sfruttare il momento no degli stregoni disputando una partita quasi perfetta. Nel primo tempo solo quattro miracoli del portiere Pane negarono la gioia del gol alla Salernitana che, però, sfruttò il fattore curva Sud portandosi meritatamente in vantaggio nella ripresa: giocata maestosa di Nalini sulla sinistra e cross al bacio per Gabionetta, impeccabile nell'esecuzione: 1-0 e Arechi letteralmente impazzito di gioia, un boato liberatorio scandito dal coro "La capolista se ne va" che riportò alla mente giornate altrettanto emozionanti. Solo in una circostanza il Benevento sfiorò il pareggio: cross di Alfageme, salvataggio decisivo di Tuia su Eusepi, a secco sia all'andata, sia al ritorno. Al 15' l'episodio che cambiò partita e campionato: clamorosa ingenuità di Scognamiglio, rigore per i granata e trasformazione dal dischetto di Calil. "Primato conquistato, ora vinciamo il campionato" si leggeva in uno striscione esposto dagli ultras subito dopo il triplice fischio finale, mentre la squadra esultava sotto ogni settore godendosi l'abbraccio della gente. A due anni di distanza la gioia è sempre la stessa: in fondo quella vittoria valse mezza promozione in serie B...

Gaetano Ferraiuolo