Avellino

 

di Andrea Fantucchio 

(Clicca sulla foto di copertina e guarda l'intervista) «Oltre 900 famiglie ad Avellino si rivolgono agli strozzini per il riscaldamento. Padri e madri che non vogliono fare la fine del povero Angelo Lanzaro, morto di freddo al Mercatone». Il cavaliere Elio Amodeo, segretario provinciale di Assocasa, lancia l'allarme che riguarda gli alloggi popolari, a margine della conferenza di stamattina in Prefettura.

Il Comune, con l'assessore alle Politiche Sociali, Teresa Mele, ha incontrato i sindacati, per parlare del fondo di 300mila euro che dovrebbe essere destinato agli indigenti. Soldi che rientreranno in un bando regionale che porterà in Campania più di un milione di euro, da ripartire fra diversi capoluoghi di provincia.

Amodeo, però, è insoddisfatto della sensibilità mostrata dal Comune, sul tema povertà: «Da tre anni dei cittadini di Avellino sono costretti a essere ricattati per pagare un fitto o una caldaia. Alcuni di loro hanno anche istallato il sistema di riscaldamento con la promessa di avere un rimborso. Promessa, sempre tradita da quest'amministrazione».

Gli fa eco il segretario provinciale di Servizio Casa Cgil, Fiorientino Lieto: «Ad Avellino il problema abitativo è legato agli occupanti abusivi. La polizia municipale deve ancora rendere pubblico l'elenco di chi abita impropriamente in appartamenti popolari. Anche se esiste già un fondo dello Iacp nel quale ci sono anche persone che hanno due appartamenti. Perfino case di proprietà. E' qui che bisogna intervenire. Si tratta di oltre cento occupanti che non potrebbero abitare gli appartamenti in cui vivono».

Povertà e abusivismo si intrecciano, incancrenendo la situazione di tante aree della città. Specialmente le periferie. Una spia d'allarme che deve far riflettere, in primo luogo per le ripercussioni umane, e poi anche per quelle politiche. Un fattore da non escludere. Visto che, spesso, sono proprio le fasce indigenti a rappresentare il miglior terreno per seminare il consenso. Una pratica autolesionistica che finisce per speculare sulla miseria. Un cancro che per essere debellato ha in primo luogo bisogno di controllo.

Poi è vitale organizzare una rete di assistenza sociale concreta. Rivolta agli indigenti. Che permetta prima di realizzare uno sportello coi singoli casi in città, e poi di intervenire nel modo migliore. Senza più temporeggiare.