Sassuolo, Roma e Real Madrid. Le tre partite migliori, per gioco e intensità, della stagione 2016/17 del Napoli sono queste. Unica vittoria, contro la Roma, ovvero la più forte delle tre. Già, perché se un parallelo si può fare, tra le tre partite è quello tra Sassuolo e Real entrambe uscite imbattute dal San Paolo, dopo aver subito sempre. Defrel da un lato, che trova l'unico corridoio libero in una serata di pallonate, in cui Sarri fa girare agli emiliani quelle scatole che in toscano lui declina diversamente, Ramos dall'altro, che a saltare, come 85 volte ha saltato in carriera, facendo vincere tutto coi suoi salti, la mette due volte.
Il resto è in qualche sottile differenza: Ronaldo a Madrid, Politano a Sassuolo, Ramos a Madrid, Acerbi a Sassuolo, Benzema a Madrid, Matri a Sassuolo, Berardi contro Bale, Pellegrini contro Casemiro. In più Di Francesco, che è un signor allenatore e a differenza del collega francese Zidane un'idea tattica ce l'ha, Zizou, per contro, si è inserito nel post Ancelotti non apportando modifiche e affidandosi alle leggere differenze che esistono, ad esempio, tra Defrel e Benzema, tra Paul Lirola e Carvajal.
Il resto è una sovrapposizione del neroverde sul blancos, rimarcata, pare, persino da Cristiano Ronaldo nell'intervallo nella pancia del San Paolo: “Nosotros, no podemos defender”, noi non possiamo metterci a difendere, e la seconda parte della frase è meno importante della prima. Quel “Nosostros”, che non è un noi generico, ma è un “Nosotros” che ha tutto il realismo del mondo dentro. Un “Nosotros” che precede il non detto “Nosotros, que no somos el Sassuolo”.
A dimostrazione che quelle scatole, in declinazione italiana per non usare il toscano di Sarri, appesantite dal blasone della casata borbonica di Spagna, giravano vorticosamente dopo 45 minuti di camiseta blanca scambiata in neroverde dal pressing di Diawara e Allan, dalle corse di Insigne, da Mertens che per Pepe si è trasformato nella Zazà della canzone, in un San Paolo modello festa di San Gennaro.
Alla fine è solo Sergio Ramos che smette di essere Acerbi e torna a volare che ridà una dimensione Real a un Sassuolo con lo stemma dei Borbone e non con gli anonimi tre colli d'argento. Resta un risultato simile: una squadra che esce imbattuta dal San Paolo dopo averle buscate, aver soffiato sulle conclusioni dei napoletani, ed aver fatto delle scatole del proprio blasone pale d'elicottero per almeno 50 minuti. Resta un allenatore, che non faceva il mediano e non si chiama Di Francesco che spiega che “Non esiste la fortuna nel calcio”... e che si spera dica lo stesso quando allenerà Acerbi, Politano e Ragusa, sotto i tre colli.
Cristiano Vella