Avellino

 

di Andrea Fantucchio 

(Clicca sulla foto di copertina e guarda lo speciale con tutte le interviste e i luoghi) «I nostri bambini entrano spesso lì dentro. Dal buco nella rete. E giocano a calcio fra quei campi distrutti. Rischiando ogni volta di farsi male, graffiandosi con pezzi di vetro, ferro sporgente o siringhe. L'alternativa è il cantiere più sopra, a due passi dalle nostre case». La denuncia di questa mamma ben descrive lo stato del centro polisportivo Flipper di Rione Parco. (A fine articolo tutte le foto)

Ottopagine, lo ricorderete, c'era già stato. Più di un anno fa, per raccontarvi la vergogna di campi di calcio, basket, bocce, che negli anni sono costati oltre 800mila euro. Ma che, di fatto, non hanno mai funzionato.

«Sono quindici anni che dovrebbero entrare in funzione. Niente di niente».

Il nostro viaggio a Rione Parco inizia nel circolo del paese. Un luogo d'aggregazione che Massimo ha creato tutto da solo. Visto che le piazze scarseggiano, l'agorà a Rione Parco se la devono inventare.

Quando arriviamo sono sedute una decina di persone disposte ai lati di due tavoli. Non risparmiano critiche verso un'amministrazione che li ha davvero abbandonati.

«Le uniche giostrine che ci sono, le gestisce un'associazione privata. E i prezzi per utilizzarli, sono davvero alti. Una volta c'erano quelle pubbliche in piazza, ma sono solo un lontano ricordo».

«Speriamo – ci spiega Massimo – che questi soldi che arriveranno, riusciranno davvero a cambiare qualcosa. Rione Parco ha bisogno di tutto. In primo luogo dei posti di aggregazione per i bambini».

Massimo si riferisce ai diciotto milioni di finanziamenti che Avellino riceverà per le sue periferie. In particolar modo per la riqualificazione di Quattrograna, Bellizzi e proprio Rione Parco. Al quale andranno quasi sette milioni di euro. (GUARDA LO SPECIALE sui fondi destinati ai quartieri della città)

Soldi da distribuire in interventi destinati alla realizzazione di una piazza, al programma di sostituzione edilizia di vecchi fabbricati, alla riqualificazione della struttura scolastica oggi ex caserma dei vigili e a quella del Flipper. Al quale dedichiamo un approfondimento.

Entriamo nel centro polisportivo da un buco nella rete esterna. L'erba alta ci arriva sotto delle ginocchia. Ci troviamo di fronte il campo di calcetto. Con una delle due porte semidistrutta. In un angolo sono accantonati diversi rifiuti: vediamo qualche bottiglia, pezzi di metallo, cartoni.

La prima grande fotografia del centro in disarmo è offerta dalla tendostruttura. Sventrata ai lati. Fra i brandelli della copertura in plastica verde, si intravede lo scheletro in metallo della struttura. All'interno la situazione è peggiore. Campi di sintetico coperti di rifiuti di ogni tipo: preservativi, cartacce, plastica, pezzi di vetro. Eppure, ci diranno i genitori, i bambini e i ragazzi, non rinunciano a venire qui. In cerca di quel posto d'aggregazione che non trovano altrove. Almeno, non gratuitamente.

Saliamo i gradoni che conducono agli spalti, e grazie a un buco nella rete, usciamo nuovamente all'esterno. Ecco che di fronte a noi appare il campo di basket. Per entrarci dobbiamo attraversare una selva d'erba incolta e poi una porta di metallo divelta che fa da sbarramento. Qui la copertura del pavimento è messa meglio rispetto ai campi da calcio, ma i due canestri sono stati entrambi staccati dai cardini.

Il nostro viaggio si chiude negli spogliatoi. La parte peggiore della struttura. La sensazione di strettezza degli spazi angusti, è resa ulteriormente opprimente dai graffiti osceni che ricoprono le mura coperte di pittura rossa.

All'interno dei bagni, sventrati di lavandini e tazze, troviamo qualche abito gettato alla rinfusa sul pavimento: cappotti e pantaloni. Molte stanze sono allagate, probabilmente dalla pioggia di questi giorni che entra attraverso gli spazi lasciati vuoti dalle porte divelte.

L'ultima stanza, si presenta come un ampio vano incrostato di muffa verde. Dalle mura pendono fili elettrici scoperti. Immaginiamo i bambini entrare, incuriositi in questi spazi, e rischiare di farsi male ogni volta.

«O magari – ci dice un genitore – incontrare qualche coppietta che sta dando mostra delle proprie effusioni».

Uno scempio, quello che abbiamo ripreso e fotografato, costato negli anni 800mila euro.

Passato di gestione in gestione, senza che l'area fosse mai sorvegliata. O che funzionasse in modo continuativo. I lavori nel centro sono terminati nel 2009, ma il Comune, gestito allora da Galasso, non è riuscito ad occuparsi della struttura fino al 2011. Si decide così di darla in appalto a chi vuole occuparsene, e una risposta arriva nel 2013. E' l'AICS ( Associazione Italiana Cultura Sport.) a farsi avanti. Ma neanche loro riusciranno a concretizzare i buoni propositi.

Ora, con i fondi di riqualificazione, arriverà un'altra occasione. Che per non sfumare necessita di premesse certe: istallazione di sistemi di telecamere, servizio di guardiania nelle strutture, e soprattutto un bando di assegnazione che finisca per individuare il candidato più idoneo a gestire il centro. Altrimenti, fra un anno, saremo ancora qui a commentare l'ennesima vergogna.