Il solito 4-2-3-1 o un centrocampo a tre come nel primo tempo contro la Salernitana? Il dilemma è amletico, Baroni prova a dipanarlo con dei giri di parole, da cui non scaturiscono certezze. Il mister è bravo sul terreno di gioco, ma anche davanti ai microfoni della sala stampa. Le sua spiegazioni sono frutto della logica, ma lasciano sempre spazio ad un’alternativa. Come il modulo che sceglierà. Il 4-2-3-1 è stato l’assetto che gli ha permesso di portare il Benevento così in alto in classifica, ma ora il tecnico fiorentino si ritrova a vivere una situazione capovolta rispetto al passato: ha molti centrocampisti e pochi attaccanti. Come dire che ha maggiori possibilità di schierare un centrocampo a tre rispetto all’originario 4-2-3-1. Alcune sua dichiarazioni vanno analizzate attentamente: “Eramo è perfetto nel 4-3-3, voi sapete che preferisco il mediano che abbia le caratteristiche di un interno, non giocatori statici. Mirko non ha ancora i 90’, ma finchè non va in campo non li troverà. Sicuramente è disponibile”. Tradotto vuol dire che un impiego di Eramo dall’inizio sembra difficile, ma nel corso della partita ci sarà certamente posto anche per lui. Ma la batteria di centrocampisti è davvero vasta ora: Buzzegoli, Viola, Del Pinto, Chibsah, Eramo e persino Matera. Baroni può pescare a piene mani. Ovvio che abbia la tentazione di schierare un centrocampo a tre. Ma rinunciare al 4-2-3-1 vorrebbe dire lasciare fuori uno tra Ciciretti, Falco e Cissè. Una scelta che non si può fare a cuor leggero. “Credo che in questo momento l’eventuale modifica o correzione del modulo può essere solo una risorsa, un’opportunità, non un cambiamento”. Come dire che la cosa più importante non è il modulo, ma la filosofia di gioco. Quella deve rimanere intatta: “Sposti solo un vertice da basso ad alto”. L’ultima sottolineatura: “Abbiamo un modo di costruire il gioco consolidato, non bisogna mai pensare che il cambiamento arrivi perché le cose non funzionano. I giocatori dovranno sentirsi a casa propria, sempre”. Pronti al cambiamento, insomma, ma senza mai tradire il disegno originario.
Franco Santo