Avellino

di Marco Festa

Quella appena trascorsa è stata una notte con più pensieri che sonno, per l'Avellino. Impossibile non rimuginare su una sconfitta, quella maturata ieri sera, a Vicenza, che ha allontanato il quarto posto, ora a quattro punti, e che rischia di far salire a sette le lunghezze di svantaggio dal secondo, nel caso in cui il Bologna, in campo alle 15, a Brescia, dovesse riuscire a piazzare il blitz; impossibile non rammaricarsi, perché oltre alle polemiche per un presunto fallo ai danni di Chiosa, in occasione del gol di Cocco, che ha deciso la partita, ad alimentare i rimpianti è, soprattutto, in maniera paradossale, la prestazione offerta al "Menti".

Fino al 37', alla rete che si sarebbe poi rivelato il colpo del k.o. filava tutto liscio. Rastelli aveva stravinto la "partita a scacchi", fuori dal campo, con Marino, asfissiando la qualità di Di Gennaro e impedendo al Vicenza di sviluppare la manovra offensiva, in particolare con una scelta a sorpresa ben congegnata. Ovvero, sfoderando al posto giusto e nel momento giusto Soumarè, in grado di dare fare la spola tra centrocampo e attacco senza mai risparmiarsi; ripartendo a tutto gas, in fase di possesso, ed operando un pressing determinante sul "21" di casa, non appena lo stesso entrava in possesso della palla. E anche dopo lo svantaggio, con un secondo tempo inizialmente all'assalto, poi generoso e volitivo, il copione non è cambiato. Somuarè a parte, è l'atteggiamento in generale dell'Avellino che è piaciuto. Pressing a tutto campo, baricentro gradualmente sempre più alto. Quella voglia di "giocare a viso" aperto, preannunciata da D'Angelo, alla vigilia, che non è rimasta solo un concetto astratto e che non era mera pretattica.

In campo col 4-3-1-2, che ha ormai pressoché scalzato il 3-5-2 come modulo di riferimento, i lupi stavano crescendo in maniera esponenziale, prima della doccia fredda che ha messo la gara in salita. Erano e sono lì e se la sono giocata senza paura, davanti ai propri tifosi e a uno stadio stracolmo. Sintomo di una carattere e personalità. I punti da cui ripartire per un finale di stagione in cui difendere i play off; qualificarsi ai play off, almeno per quanto visto ieri, nonostante il k.o., appare una missione tutt'altro che impossibile.

Ma a fare da contraltare alle sensazioni positive suscitate dal lupo, in Veneto, ci sono i "freddi" e cinici numeri. Che da una parte evidenziano il grande campionato finora disputato dall'Avellino, che nonostante le sole due vittorie nelle ultime otto partite è ancora lì e, a prescindere dai risultati che matureranno oggi, non uscirà dalla zona che dà accesso agli spareggi promozione; dall'altra, invitano a una riflessione sulle soluzioni da adottare per sbloccarsi fuori casa, dove non si vince e soprattutto segna dal 22 febbraio (Livorno - Avellino 0-1).

I quattro passi falsi consecutivi rimediati lontano dalle mura amiche, dopo la vittoria in Toscana, rappresentano il vero trend da invertire per essere certi dell'accesso alla post season. Scontato dire che in casa, contro Entella, Pescara e Trapani, ci si gioca la parte più importante delle chance di rimanere in corsa per la Serie A, ma a partire da Varese, contro i lombardi, lunedì impegnati a Perugia, con un piede e mezzo in Lega Pro, bisognerà ritrovare gol e successo. Dice bene Pisacane: "Meglio essere meno belli, ma vincere". Nel calcio, sempre meglio un complimento in meno e qualche punto in più.