Arbitri di Serie B, sempre più nella bufera. Lo abbiamo ampiamente sottolineato da questo giornale, esaminando alcune gare della Salernitana. Alla squadra granata a causa degli “errori” arbitrali, mancano almeno cinque-sei punti in classifica. Abbiamo espresso perplessità su alcune designazioni: con una certa frequenza abbastanza evidenti gli arbitri con grande percentuale di vittorie interne dirigere in trasferta la Salernitana. Tra le mura dell’Arechi, al contrario, tanti i direttori di gara con alta percentuale di vittorie esterne. E’ chiaro che bisogna partire dal classico discorso di buona fede. Gli arbitri hanno sempre sbagliato, sbagliano e continueranno a sbagliare, perché l’errore è umano e, nella fattispecie, il calcio è bello anche per questo. Fin qui, tutto normale. Il problema è che non si fa nulla per rendere il calcio limpido e trasparente. Senza trasparenza, si corre il rischio di perdere credibilità.
Quando un arbitro, il signor Serra, sbaglia clamorosamente non vedendo un fallo di mani da rigore, fattispecie riconosciuta dal giudice sportivo che squalifica comunque il calciatore reo per il fallo commesso, non visto da arbitro e assistente, e poi viene designato dopo dieci giorni a dirigere un’altra gara di categoria, non va bene. Non va bene nemmeno che determinate designazioni non tengano conto del luogo di nascita e della sezione di appartenenza della giacchetta nera. Altro esempio? Si manda un direttore di gara Fabrizio Pasqua, appartenente alla sezione di Tivoli, ma nativo di Nocera Inferiore a dirigere la Salernitana. In un senso o nell’altro si tratta di designazione sbagliata. Un arbitro che nasce a 15 chilometri da Salerno potrebbe anche inconsciamente avvantaggiare la squadra della città (quasi) natìa, oppure danneggiarla (sempre inconsciamente), considerati i pessimi rapporti tra la tifoseria rossonera e granata. Risultato? Arbitro con quasi tutti i precedenti negativi con la Salernitana e rigore inesistente assegnato alla Spal nella penultima gara casalinga all’Arechi, che causa la sconfitta interna della compagine di mister Bollini.
Ieri altro caso al “Picco” di La Spezia: designazione per Spezia-Avellino di un arbitro ligure appartenente alla sezione di Genova (appena 100 chilometri da La Spezia), per giunta con una tabella di arbitro casalingo “da competizione”, come direbbe il rag. Fantozzi, vicina al 60% di vittorie interne. Risultato, almeno due-tre calci di rigore, più o meno netti negati alla squadra campana. Non va bene! Non va bene, soprattutto perché non ci sono segnali di “punizione” per i direttore di gara, anzi, come dicevamo in precedenza, talvolta vengono “premiati” a dirigere dopo una settimana o poco più, gare della stessa categoria, anche con alto quoziente di difficoltà. Se si deve diffondere il discorso di buona fede, si faccia qualcosa di concreto, che renda una volta per tutte questo calcio, già falsato dalle aule di tribunali e giustizia sportiva, più credibile. Serra o Ghersini sbagliano? Comunicato dell’organo tecnico con notifica dei turni di stop per l’arbitro che ha sbagliato o, nella peggiore delle ipotesi, i loro nomi non devono comparire nelle designazioni per più settimane. Parlavamo di trasparenza, solo così si riacquista la credibilità. Finchè questi arbitri torneranno in campo dopo una settimana, è inutile invocare l’errore umano e la buona fede. In quanti saranno ancora disposti a credere?
Maurizio Grillo