Benevento

Alla fine potrebbero fare entrambi il 4-2-3-1. Perché il modulo potrà contare anche poco, ma appassiona tanto chi segue le sorti di una squadra di calcio. Baroni e Bucchi hanno finito col mischiare i numeri per tutta la settimana, non tanto per provare a fare pretattica, quanto per esigenze di uomini. Il perugino ha perso il fantasista Dezi, ma sembra aver ritrovato il difensore Del Prete. Così si regola di conseguenza: quattro difensori, due centrocampisti e tre mezze punte dietro al re dei bomber del Grifo, Di Carmine. Questa volta niente difesa a tre, almeno così sembra. Baroni ci ha pensato su a lungo, ha difeso le sue scelte e i giocatori, ha ribadito che il problema non è nell’assetto, ma in una serenità che viene a mancare a chi non riesce più a cogliere i risultati a cui era abituato. Però cambia. Si torna all’antico, al 4-2-3-1 che aveva permesso alla impertinente matricola giallorossa di intrufolarsi nelle maglie delle grandi del girone. Il tecnico fiorentino rimane dell’avviso che il centrocampo a tre sia un’opportunità, un’arma in più, ma ammette che col vecchio assetto forse tutto gira in maniera più equilibrata. Dunque, due centrocampisti davanti alla difesa (e qui, per la loro scelta, ci si può sbizzarrire vista l’abbondanza che c’è), tre mezze punte rimesse ai loro posti (Ciciretti a destra, Falco in mezzo e Cissè a sinistra) e Ceravolo a fare da vedetta nell’attacco giallorosso. La “belva” c’è, il malanno alla schiena è guarito, la strega col suo “colpo” improvviso lo aveva tradito, ora è lui a voler battere un "colpo". Un colpo che gli sarebbe particolarmente gradito, vista la sua lunga militanza nella Ternana, rivale storica del Grifo. Quella militanza che, guarda caso, è anche di Nicolas Viola, di Mirko Eramo e, ovviamente, di Fabio Lucioni, che a Terni è nato ed è praticamente cresciuto vivendo la rivalità tra le due più importanti espressioni calcistiche dell’Umbria. Un piccolo plotone di ex “Fere” che a dire il vero non ha bisogno certo di trovare nel passato lo stimolo in più per vincere questa partita. Baroni sa che è il momento di piazzare un colpo, ma chiede ai suoi e all’ambiente di vivere questa vigilia con leggerezza. Niente pressioni, per favore. Né ansia. Il segreto della matricola giallorossa è stato proprio quella spregiudicatezza che proveniva da chi non aveva nulla da perdere. Bisogna tornare ad essere così. Non è un paradosso: spesso si vince quando non si pensa di dover vincere per forza.

Franco Santo