Il Procuratore aggiunto Giovanni Conzo, che in aula rappresenta l'accusa, non gli ha rivolto alcuna domanda. Era andata diversamente quando l'aveva interrogato il 23 dicembre 2016; quando Carlo Lo Russo, 50 anni, napoletano, collaboratore di giustizia, gli aveva parlato della dimensione criminale del clan Sparandeo, precisando di aver saputo da uno dei fratelli che il peso maggiore lo esercitava Arturo, ora 64enne. Dichiarazioni contenute in un verbale acquisito dal Tribunale nel processo a carico, oltre che di Arturo Sparandeo – che Lo Russo, interpellato dall'avvocato Gerardo Giorgione, ha affermato “di non aver mai conosciuto” -, del figlio Luigi, 28 anni, e di Raffaele Mirra, 38 anni, di Benevento, tutti rinviati a giudizio per estorsione (anche tentata) aggravata dalle finalità camorristiche, contestata in un'indagine della Dda e dei carabinieri.
Imputato di reato connesso – dunque, con la possibilità di restarsene in silenzio -, Lo Russo era collegato in videoconferenza; con le stesse modalità è stato ascoltato Gianpiero Siciliano, 49 anni, anch'egli collaboratore e imputato di reato connesso e, come Lo Russo, sottoposto al programma di prevenzione. Il dottore Conzo lo ha invitato a riferire sui rapporti con gli Sparandeo. “Con loro nessun affare, non sapevo chi fossero se non dai giornali...”, la replica di Siciliano. Che ha poi fatto riferimento al cambio di un assegno (“Gli ho dato i soldi, ma non ho voluto il titolo”) a Luigi Sparandeo; puntualizzando, su richiesta dell'avvocato Vincenzo Sguera, che si trattava di “quello che aveva giocato nel Benevento, più giovane di me di qualche anno”. Non, dunque, dell'imputato.
L'udienza è stata poi scandita dall'escussione di tre testimoni della difesa: nell'ordine, un barista e un impiegato che hanno confermato di aver preso parte “nell'estate del 2012 ad un torneo di calcio, a Capodimonte, con una squadra allenata da Mirra e sponsorizzata, attraverso il titolare di una edicola-tabaccheria, da Ottopagine”, ed il papà di Andrea Annaloro, morto a 24 anni, alla cui memoria era intitolata la manifestazione sportiva.
Nel mirino degli inquirenti, come è ormai noto, la vicenda della gestione del campetto di Capodimonte e le 'richieste' di cui sarebbero rimasti vittime commercianti ed imprenditori. Il processo proseguirà il 28 aprile: spazio alla deposizione dell'ultimo teste, all'esame di Arturo Sparandeo ed alla discussione delle parti (Pm e, oltre a quelli già ricordati, gli avvocati Raffaele Tibaldi e Viviana Olivieri), cui seguirà la sentenza del collegio.
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