Salerno

Calcio italiano sempre più nel caos. Se in serie B si fatica a trovare un successore del dimissionario Andrea Abodi, in A è concreto il pericolo commissariamento. Ieri pomeriggio le 20 società si sono riunite a Milano in un clima di grandissima tensione con la speranza di eleggere il nuovo presidente, ma l'assemblea è stata interrotta per l'abbandono dei sei club più rappresentativi. Milan, Inter, Roma, Fiorentina, Napoli e Juventus, infatti, hanno deciso di indire una forma di protesta nei confronti dei club cosiddetti minori, un dissenso nato dalla distribuzione dei diritti televisivi che, al momento, premiano i club che hanno un maggiore bacino d'utenza. "Rappresentiamo l'80% dei tifosi italiani" hanno tuonato le sei società, tra le quali non c'era la Lazio del presidente Claudio Lotito che, da tempo, sta mostrando una forma di vicinanza alle squadre medio-piccole del calcio italiano che, al contrario, vorrebbero un trattamento più equo per poter competere alla pari con tutti. 

La questione sarà affrontata nuovamente il prossimo 28 marzo, ma la presa di posizione di ieri lascia presagire un nuovo rinvio. La spaccatura è netta, nessun club vuole fare un passo indietro e l'amministratore delegato del Milan, portavoce anche dei colleghi, si è espresso in modo inequivocabile: "La frattura è insanabile, non è possibile al momento trovare una soluzione e quindi abbiamo preferito andar via. La riunione eventualmente la proseguiranno le altre 13 società". Dal momento che l'elezione del presidente prevede un minimo di 15 voti, dunque, è stato impossibile proseguire con le votazioni. Lotito resta alla finestra sperando di riconfermare la sua carica di consigliere federale, ma si va inevitabilmente verso il commissariamento.

Gaetano Ferraiuolo