di Andrea Fantucchio
(Clicca sulla foto di copertina e guarda il video) Profughi in protesta di fronte alla Prefettura di Avellino. Oltre quaranta giovani africani residenti a Forino. Chiedono a gran voce: la carta d'identità. Un loro diritto: risiedono in paese da oltre tre mesi. Come spiegherà il vicequestore Elio Iannuzzi che ha mantenuto l'ordine grazie ai suoi uomini.
Dovrebbe essere l'amministrazione di Forino a rilasciare le carte d'identità.
Quando arriviamo sul posto i profughi sono già tantissimi all'ingresso della Prefettura. Protestano, ma senza alzare la voce. Sventolando cartelli molto eloquenti: dateci la carta d'identità.
Uno di loro si fa portavoce per tutti: «Ne abbiamo diritto. Senza quella carta non siamo niente».
Probabilmente a creare tutta questa concitazione è stata una notizia fuorviante: la carta d'identità sarebbe più indispensabile del permesso di soggiorno. Senza addentrarci in selve burocratiche, concedeteci giusto un attimo per spiegarvi la differenza. La carta d'identità deve rilasciarla il Comune. E ha durata di dieci anni. Qui si crea l'inghippo. Perché i profughi accolti, appena giunti in Italia, ricevono un permesso di soggiorno temporaneo. In attesa che il giudizio di una commissione lo estenda o lo revochi.
Spingendoli a tornare indietro. Ma anche lì c'è un altro problema. Perché lo stato italiano non ha sistema di rimpatrio adeguato. E questo genera la figura dei clandestini.
Torniamo alla protesta. I ragazzi cercano di accedere nell'androne in Prefettura. Gli uomini della polizia si dispongono in fila. E li invitano a fare un passo indietro. Rimanendo nel perimetro di sicurezza. Poi il vicequestore, Elio Iannuzzi, fa venire avanti il portavoce degli immigrati. Un dialogo breve. Nel quale Iannuzzi spinge i giovani ad andare al Comune di Forino e ricevere la carta d'identità che spetta loro.
Intanto qualche altro ragazzo manifesta le proprie preoccupazioni alle nostre telecamere. Ci dice: «Non vogliamo parlare dei tanti problemi che viviamo quotidianamente. Ma abbiamo bisogno del documento anche per lavorare».
Preoccupazioni di giovani giunti in Italia con le migliori speranze. Che si frantumano sulla dura realtà. Prima economica: non c'è lavoro per nessuno. Un contesto, quello di tanti comuni italiani, incapace di offrire l'accoglienza adeguata. Col sistema delle cooperative che troppo spesso speculano sulla pelle di questi giovani. Ai quali non vengono forniti i servizi previsti. Un fallimento che innesca anche le proteste dei paesi ospitanti che vivono come un'invasione l'arrivo di questi ragazzi africani.
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