Centrocampo a due, a tre, con un vertice basso, uno alto, attacco a due anziché ad uno… La discussione è aperta, Baroni ci pensa, perché un assetto tattico appropriato è importante. Ma quando gli si chiede cosa realmente occorra al suo Benevento per uscire fuori da questo momento difficile, risponde: “Una corsa in più”. In questa categoria la differenza la fa sempre la determinazione. E’ con quella che sabato scorso il Trapani ha schiantato il Bari. Volete che i galletti si siano improvvisamente imbrocchiti? Ma no, la differenza l’ha fatta quella “corsa in più”, quello spirito che i siciliani hanno infuso nella gara contro avversari un po’ imbolsiti e troppo sicuri che prima o poi avrebbero centrato gol e vittoria. Il tecnico giallorosso ha pigiato forte su questo tasto: “Dobbiamo ritrovare quello spirito che ci consente di fare un recupero difficile, senza pensare che ci possa essere un compagno che va al posto nostro”. Sembrano dettagli, ma è il fulcro principale del discorso per riprendere la marcia interrotta. Questo non significa che la squadra si sia sentita appagata, tutt’altro. In realtà quando le cose vanno bene, anche un dettaglio negativo viene coperto, ma quando “una goccia ci bagna”, come dice Baroni, va a finire che ogni errore viene pagato un prezzo esagerato. E’ stato così anche a Perugia venerdì scorso. Secondo gol nato da una protesta inascoltata e un fallo di frustrazione (Chibsah) e da tanti-troppi rimpalli che hanno favorito l’incursione di Di Carmine. Terzo gol con Acampora “dimenticato” da Viola (è quella la corsa in più che cerca Baroni) e tiro a colpo sicuro. Poi le occasioni nitide di Ciciretti, Ceravolo, lo stesso Chibsah, con la Dea bendata girata dall’altra parte. Lo hanno visto tutti: la squadra è viva, non ha mai chiuso una partita alzando anticipatamente la bandiera della resa. E allora serve proprio quella corsa in più, quello spirito che inizialmente le è servito per sdoganare la sua etichetta di matricola. Undici partite alla fine: come dice Viola bisogna affrontarle come undici finali. Perché ad una matricola non le si può chiedere nulla, ma sarebbe un peccato non partecipare al banchetto finale dopo aver preso parte ad ogni cena. Domani sera la prima finale col Trapani, senza farsi condizionare da nulla: né dal 4 a 0 rifilato al Bari, né dal penultimo posto dei siciliani. L’uno o l’altro aspetto sarebbe ingannevole. Bisogna pensare solo a se stessi, facendo semplicemente una “corsa in più”.
frasan