Erano arrivati a sfidare anche i vecchi clan camorristici, radicati da anni sul territorio, spavaldi e senza scrupoli. Un nuovo, presunto gruppo criminale, quello che gli inquirenti ritengono di aver individuato. Lo hanno fermato all'alba a Mercato San Severino, Roccapiemonte, Baronissi, Castel San Giorgio, Nocera Inferiore, Pagani, Scafati e alcuni comuni della provincia di Napoli. Il blitz dei carabinieri del comando provinciale di Salerno, con il supporto del nucleo cinofili di Sarno e del 7° nucleo elicotteri di Pontecagnano Faiano, è sfociato nell'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip su richiesta della Procura di Salerno nei confronti di 33 indagati (22 in carcere e 11 agli arresti domiciliari), ritenuti responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanza stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi e munizioni, estorsione con metodo mafioso. Effettuate, inoltre, 8 perquisizioni a carico di altrettante persone indagate.
Un'operazione che ha svegliato la provincia al suono delle sirene delle gazzelle, impiegati circa 200 uomini, con la cooperazione della Procura di Nocera Inferiore e della Dda.
La ricostruzione dei fatti curata dagli investigatori parla del contesto nel quale si sarebbero mosse più persone che ambivano al dominio del territorio, pur essendo accreditate di presunti rapporti di vicinanza o di affiliazione al clan camorristico Fezza- d'Auria – Petrosino di Pagani, dedito perlopiù ad estorsioni ed al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Le indagini sono partite nel 2014, condotte dal nucleo investigativo del comando provinciale di Salerno e dalla compagnia di Mercato San Severino. Pestaggi, minacce, incendi, estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti, il tutto per avere il denaro da reinvestire nel traffico di droga e per mantenere le famiglie degli affiliati. Ma anche una fitta rete di pusher a gestire le “piazze” dello spaccio. Questo il quadro tratteggiato dall'attività investigativa. E ancora: aggressioni, anche con l'utilizzo di armi per piegare gli spacciatori che non volevano allinearsi al nuovo “sistema” che si stava fortificando. Un sistema che non aveva paura di usare armi da fuoco, ma soprattutto non temeva i vecchi clan. Le estorsioni hanno interessato, infatti, anche un esponente della camorra locale.
“Intimidazione, violenza, la costante è che la camorra tende sempre a riprodursi come un mostro con 100 teste – ha spiegato il Procuratore della Repubblica Corrado Lembo-. E' stato per questo importante fermare sul nascere questa nuova organizzazione criminale”. Che, secondo l'accusa, puntava al controllo del territorio, ad imporre la propria egemonia sull'area dell'Irno. Giuseppe Cacciapuoti, sostituto della Procura di Nocera Inferiore ha precisato ancora l'importanza di questo intervento: “Uno dei pochi casi nei quali un'associazione camorristica viene divelta proprio quando si sta creando, con un'attività capillare che ha evitato un controllo totale su questo territorio”.
Sara Botte