Un primo tempo ricco di errori, una ripresa di gran cuore almeno per 20 minuti, tre limpide occasioni da gol e la consapevolezza di aver perso due punti che sarebbero stati fondamentali per la lotta play off. Salernitana-Cittadella si può sintetizzare così, con le difese che hanno prevalso sugli attacchi e i granata del Nord che hanno badato anzitutto a non prenderle attuando un calcio rinunciatario e "malizioso" soprattutto nei secondi 45 minuti, contraddistinto da perdite di tempo, palloni spazzati e falli tattici a metà campo non sempre sanzionati a dovere dal direttore di gara. Bollini lo aveva detto, è stato di parola: tutti devono sentirsi parte integrante del progetto di risalita e c'è stato spazio per il cosiddetto turnover che, in realtà, non ha sortito gli effetti sperati. La Salernitana, spinta da 11300 spettatori, è scesa in campo con Gomis tra i pali, difesa a quattro con Bittante e Vitale sulle corsie esterne e il tandem Bernardini-Tuia al centro, Minala in cabina di regia, Ronaldo e Della Rocca al suo fianco e il tridente Improta-Rosina-Coda in avanti. Il Cittadella ha risposto con un camaleontico 4-3-1-2 che, in fase di non possesso, diventava una sorta di 4-5-1.
Il primo tempo, dopo un avvio promettente su entrambi i fronti, non regalava grosse emozioni, anzi le due squadre si annullavano a vicenda sbagliando un'infinità di passaggi. Fino alla trequarti avversaria la Salernitana palleggiava bene, merito anche delle continue triangolazioni su entrambi i fronti e delle precise sovrapposizioni dei terzini, bravissimi ad arrivare sul fondo e a dettare il passaggio alla mezz'ala o all'esterno offensivo, ma poco precisi nei cross. Soprattutto sulla sinistra i granata provavano a creare pericoli e superiorità numerica, ma in 4-5 occasioni Improta non si intendeva con Coda e faceva arrabbiare il pubblico di casa. E' nelle ripartenze che la Salernitana lasciava a desiderare: il centrocampo del Cittadella, poco muscolare e meno dotato tecnicamente, concedeva spazio per le giocate, ma Ronaldo e Tuia si affidavano troppo spesso al lancio lungo ignorando i tagli di Improta e, soprattutto, le scorribande di un Rosina finalmente in serata. In fase di non possesso tutto funzionava per il meglio: Minala fungeva da mediano per arginare le giocate di Chiaretti, Tuia e Bernardini francobollavano Arrighini e Litteri giocando d'anticipo e vincendo tutti gli uno contro uno, solo a destra la Salernitana soffriva per la scarsa copertura di Ronaldo e Rosina. Sulle palle inattive a favore si registrava la ricerca continua e ossessiva dello schema: nessun cross nel mezzo, ma solito passaggio al compagno in sovrapposizione che permetteva alla retroguardia veneta di riposizionarsi senza rischiare nulla.
Nella ripresa, dopo 10 minuti in cui il Cittadella riusciva a far girare palla con bravura sfruttando la lentezza della Salernitana in mediana, finalmente Bollini correva ai ripari: dentro Zito e Sprocati, fuori Ronaldo (per lui sei punti di sutura dopo uno scontro aereo con un avversario) e Improta, praticamente mai in partita. L'assalto alla porta sembrava produrre i suoi frutti quando Rosina, dopo un'azione personale strepitosa- favorita anche dal movimento di Sprocati che attirava su di sè due difensori in maglia gialla- liberava Coda a tu per tu con Alfonso, peccato che la conclusione terminasse a lato di poco. Nel 4-3-3 di Bollini si verificava con frequenza una situazione alquanto anomala: Coda agiva quasi da esterno, Rosina si trasformava in centravanti sfruttando i movimenti in verticale favoriti dall'errato posizionamento delle mezz'ali del Cittadella. Il risultato, però, era quello di non trovare mai adeguata assistenza in area di rigore quando dalle corsie esterne arrivavano cross invitanti. Scelta tattica precisa o errore di posizionamento dei calciatori? Dopo il forcing a metà frazione, la Salernitana tirava i remi in barca e si accontentava di uno 0-0 forse non giustissimo e che lascia un interrogativo: davvero giusto tener fuori Sprocati e Zito?
Gaetano Ferraiuolo