di Andrea Fantucchio
«Mio padre è stato salvato dagli straordinari medici del Moscati. Ringraziarli mi sembra il minimo». Antonio Brescia contatta Ottopagine per parlarci di cosa è capitato al padre Luigi. Un 72enne che nel 2007 era stato sottoposto a intervento chirurgico per l'impianto di una nuova valvola aortica biologica. Nella clinica Montevergine di Mercogliano.
Nel settembre 2016, dopo un controllo di routine, si riscontra la totale inefficienza della protesi. La valvola aveva perso ogni caratteristica funzionale: era divenuta un foro passante.
Famiglia spaventata. Al solo pensiero di una nuova riapertura toracica. Dieci anni dopo il primo intervento.
«Lo stato di debilitazione fisica – racconta Antonio - le continue crisi respiratorie non lasciano spazio a buoni presagi. Avevamo paura. Anche che papà non potesse farcela».
Poi è arrivato l'intervento insperato. Quello del dottor Gaetano Mottola.
«Il cardiologo ci ha rassicurati. Ha detto con tono rassicurante: “Beh! Ma adesso abbiamo la possibilità di fare un valve in valve"»
Un intervento che si pratica per via pelvica.
«Noi volevamo capirne di più. E lui ci ha rassicurato. Dandoci tutte le spiegazioni necessarie. Il professore ci ha parlato di uno specialista che ha vinto un concorso all’Azienda Ospedaliera “San Giuseppe Moscati” di Avellino. Si trattava dell'emodinamico, Vittorio Ambrosini».
Nonostante le parole di Mottola, restava un referto grave. Che imponeva un intervento urgente.
«Il dottor Ambrosini si è dimostrato subito disponibile. Ha visitato mio padre per valutare la sua condizione. Dopo gli esami previsti è emerso un problema che sembrava insormontabile: la valvola necessaria all'intervento non era di taglia non standard».
L'unica possibilità di salvezza per Luigi? Una valvola con delle particolari caratteristiche. Valvola da poco immessa nel mercato.
«Dopo mesi di attesa – racconta - accompagnati dal forte sostegno del dottore Vittorio Ambrosini, il 20 marzo scorso, arriva l'attesa chiamata. E il ricovero presso l’Unità operativa di Cardiologia dell'ospedale Moscati. Reparto eccezionale, costituito da grandi persone. Non hanno soltanto curato mio padre. Hanno anche sopportato l'irascibilità di un ammalato stanco».
Inizia un nuovo iter propedeutico per portare il malato in sala operatoria. Pronto per affrontare un nuovo intervento.
Luigi sarà la prima persona in Europa a godere di un impianto valvolare eseguito per via pelvica. All'interno di una valvola oramai inesistente. Un tubo dove non esiste alcuna presenza di riduzione diametrale (stenosi), nessun appiglio, purtroppo, dove ancorare una protesi avente un calibro enorme, di 34mm.
«Nonostante tutto – racconta Antonio emozionato - gli angeli del Laboratorio di Emodinamica dell'ospedale Moscati di Avellino, con grande umiltà, professionalità, dedizione e tanto cuore riescono nell'impresa straordinaria di restaurare un cuore andato in pezzi. Logorato dal tempo e dalla sofferenza. Regalando la vita, il calore e tante lacrime di gioia a chi si stava rassegnando a un destino diverso».
«Spesso – dice Antonio - in TV sentiamo parlare di malasanità. Non in questo caso. Sappiamo che questo tipo di notizia non fa clamore perché le belle notizie non hanno la stessa eco di quelle che raccontano di soldi, sesso, sangue e sport. Ma la storia che ho raccontato ha sicuramente tanto cuore».
«Un elogio – conclude - alla équipe che unitamente al Dottor Ambrosini ha dato modo di allungare una vita e aperto la strada per salvarne tante altre attraverso lo studio, la tecnica, la tenacia e il cuore. Un ringraziamento a tutto lostaff dell'ospedale S.G. Moscati di Avellino»