Il dubbio è che il Benevento degli ultimi tempi stia confondendo prudenza con rinuncia al gioco. Baroni ha detto che bisogna invertire la tendenza emersa nelle ultime gare di lasciare troppo campo inizialmente agli avversari. Un atteggiamento che potrebbe essere anche figlio della richiesta di prudenza da parte dell’allenatore: “Basta andare a rotta di collo…”. Quella di prendere gol nei primi minuti di gara sta diventando una brutta abitudine. Preoccupa questo approccio debole e remissivo, quasi si voglia concedere all’avversario la facoltà di fare la partita. Il Benevento non è abituato a comportarsi così. La partita l’hanno fatta sempre i giallorossi, anche quando (ed è capitato…) sono andati sotto di un gol in avvio. Insomma non è un inedito prendere gol subito: nelle partite degli ultimi due mesi il Benevento ha preso gol da Coda della Salernitana al 33’, da Nicastro del Perugia dopo 28 secondi (record), da Coronado del Trapani dopo 28’, da Piccolo dello Spezia dopo 12’, infine da Iori del Cittadella dopo 8’. Anche nel girone d’andata è accaduto qualcosa di simile in alcune partite: il Cesena segnò con Djiuric dopo 17’, l’Avellino con Verde dopo 6’, il Frosinone con Kragl dopo 27’. Alla quarta di ritorno Corvia portò in vantaggio il Latina al 20’. Il gol di Iori del Cittadella dunque non è un cammeo solitario, tutt’altro. Il problema è che quando alla strega girava tutto come un meccanismo perfetto, riusciva anche di capovolgere il risultato. Da un po’ di tempo questo non accade più. C’entrano la condizione, lo spirito, la determinazione, c’entra anche il caso. Perché se invece di incocciare il palo, Lucioni avesse mandato nell’angolino o Del Pinto fosse riuscito a deviare in rete il pallone di Ciciretti, ora forse staremmo parlando d’altro. Ma non cerchiamo attenuanti, tra l’altro i censori dell’ultima ora non gradirebbero. E allora vanno trovate le cause di questi black out iniziali. Che non essenzialmente devono essere uguali per tutto il gruppo. Per cinque-sei giocatori che approcciano bene, ce ne possono essere altri cinque-sei che hanno la testa altrove. Dovrà essere bravo, di volta in volta, l’allenatore non solo a scegliere l’undici meglio messo fisicamente, ma anche quello più pronto dal punto di vista mentale. Perché è indubbio che la mente c’entri in questi black-out, che la concentrazione non è uguale da parte di tutti e che alcuni interpreti appaiono svagati e senza stimoli sin da subito. Problemi che non sembrano essere solo della squadra giallorossa, se è vero come è vero che le inseguitrici hanno perso tutte (Perugia, Bari, Carpi, Entella, Salernitana). La lotta per un posto nei play off resta un guazzabuglio inestricabile, ne uscirà chi saprà risolvere i problemi emersi in questa settimana.
fras