Salerno

Non facciamo parte di quella schiera che ritiene l’allenatore una figura quasi ininfluente ai fini del risultati, ma indubbiamente un tecnico bravo è quello che fa meno danni e che si adatta alla rosa a disposizione senza snaturare le caratteristiche degli interpreti. Sono tanti, invece, gli strateghi della panchina che penalizzano calciatori obiettivamente più bravi degli altri in nomi di schemi, alchimie e situazioni tattiche che nel calcio contano poco o nulla e che sovente creano più danni che situazioni vantaggiose. Bollini, allenatore indubbiamente preparato e meritevole di riconferma per quanto fatto fino a questo momento, non fa eccezione e spesso, in conferenza stampa, giustifica alcune scelte discutibili appigliandosi a discorsi tecnico-tattici teoricamente ineccepibili, ma che servono soltanto a spostare l’attenzione dalle reali problematiche. Ieri l’esempio è stato lampante: nel primo tempo l’ex trainer del Lecce ha preferito tener fuori dalla contesa Alfredo Donnarumma affidandosi a due esterni offensivi e a un centravanti, tutti e tre supportati malissimo da un centrocampo lento e prevedibile e da due terzini bloccati e che non hanno quasi mai effettuato cross dalle fasce.

Nella ripresa la Salernitana ha ribaltato l’iniziale svantaggio vincendo la partita per 2-1. Quale il segreto? Semplicemente far giocare i più bravi, con Donnarumma, Rosina, Coda e Sprocati (tanta roba per la categoria) tutti insieme ad assediare l’area di rigore di un avversario volenteroso, organizzato, ma modestissimo dal punto di vista tecnico e ormai con un piede e mezzo in Lega Pro. Bastava poco, davvero poco per vivere un pomeriggio tranquillo, per portare a casa tre punti senza patemi d’animo contro un Latina in caduta libera da mesi, invece lo staff tecnico si è complicato la vita presentando una formazione apparsa da subito poco adeguata al contesto. Purtroppo tantissimi allenatori sono ancora convinti che lo schema conti più dei singoli e, a tutti i livelli, sentiamo parlare di campioni tenuti in panchina “perché in fase di non possesso si sacrificano di più” o per altri tipi di motivazioni prettamente tattiche che fanno storcere il naso a chi, invece, reputa il calcio un gioco molto più semplice di quanto non lo sia: semplicemente devono giocare i più bravi, tutti insieme e nel loro ruolo naturale.

Questa Salernitana, dopo l’esperienza della passata stagione, doveva ripartire da un tandem affiatato, collaudato, pericoloso, che vede la porta e invidiato da tutta la serie B, con un fuoriclasse come Rosina alle spalle: stop, non ci sono altre valutazioni da fare. Che poi Donnarumma e Coda dovevano guadagnarsi il posto lavorando duramente e mettendosi a disposizione della squadra appare quasi scontato. La gestione del bomber non è piaciuta: ad Avellino, con Coda squalificato, è stato tenuto fuori a favore di Joao Silva, titolare anche a Pisa “perché serviva fisicità contro una difesa ben organizzata”. Il nostro ragionamento, più da profani, è diverso: contro una difesa forte e impenetrabile bisognava schierare i due bomber della passata stagione.

Ok la gestione del gruppo, ok tenere tutti sulla corda e far sentire ogni calciatore parte integrante del progetto. Il campo, però, un verdetto lo ha emesso: con Donnarumma in campo, ancora una volta, la Salernitana ha cambiato volto alla partita conquistando tre punti che stavano sfumando. Del resto se la Juventus, contro il Barcellona, ha giocato contemporaneamente con 4 giocatori offensivi, non potevano farlo i granata in casa a cospetto dell’ultima della classe? Meno teoria, più concretezza: non è con i moduli, le alchimie, gli esperimenti e le tattiche che si raggiungono gli obiettivi…

Gaetano Ferraiuolo