Arriva un pugno dritto allo stomaco a guardare le facce in attesa del pasto alla mensa della Caritas. Un pugno più forte di quel che ti aspettersti: perché sai, andando lì, che il colpo in ogni caso arriverà, ma non così forte, vedendo anche chi non immagineresti mai di vedere lì. Ma è la realtà: la mensa Caritas ha fatto registrare negli ultimi mesi un vero e proprio overbooking. Lontani i numeri fisiologici degli inizi, quando si era nei piccoli spazi di via Episcopio, persino a Pasqua non si è registrata diminuzione.
Abbiamo girato tra le cucine, tra i soliti sorrisi dolci delle signore che da tempo ormai, cucinano qui, con la piacevole aggiunta di ragazzi africani che collaborano, ultimi che lavorano per gli ultimi...e con il profumo decisamente inebriante. Ne abbiamo parlato con Onaide Marotti, responsabile della mensa e del market solidale di Caritas Benevento, che ha confermato la situazione: “Di solito serviamo circa 300 pasti: 250 da asporto, una quarantina quelli che serviamo qui nella Cittadella. Numeri enormi: anche a Natale è stato lo stesso. Di solito prima durante le festività i numeri calavano, perché le famiglie portavano a casa con loro quelli che di solito si rivolgevano a noi. Oggi non è più così”. E sono numeri altissimi anche rispetto agli ultimi mesa: “Siamo partiti da numeri bassissimi, ma ogni mese aumenta sempre di più, è evidente che ci sia un problema”. Il problema, è appunto, che ormai in fila c'è chi non ti aspetteresti mai di vedere, padri divorizati, famiglie monoreddito: “Sì, purtrooppo è così, prima c'erano i poveri da generazione, che erano più o meno gli stessi. Oggi arriva chi meno ci aspettiamo, anche chi ha un posto di lavoro chiede il nostro aiuto”. E il dato potrebbe peggiorare, senza gli ulteriori servizi di welfare messi in campo proprio dalla Caritas.
La mensa fa gli straordinari in questo periodo, il market compensa, tant'è che secondo i responsabili, il numero di 300 pasti al giorno arriverebbe a decuplicarsi: 3000 utenti tra Benevento e qualche paese dell'hinterland, 3000 pasti su un'area di 70-80mila persone, tradotto: un'enormità, che lascia intendere il disastro che si sta vivendo in città e nel Sannio. Ma d'altronde si scorgono sulle facce di chi attende fuori i segni nefasti di tempi sciagurati in cui si è deciso di mettere l'umanità all'ultimo posto delle priorità. Si scorgono sui visi dell'anziano ben vestito che arriva mano nella mano con la moglie, dell'uomo distinto con lo sguardo nel vuoto, quei segni. Si scorge un raggio di speranza più in là: nei sorrisi delle signore alla cucina, nella disponibilità dei volontari, nel ragazzo africano che aiuta a preparare i pasti...ultimo, pronto ad aiutare gli ultimi.