Salerno

Durante la trasmissione "Granatissimi" in onda ogni martedì su Otto Channel (Canale 696 del digitale terrestre) e condotta dalla giornalista Giovanna Di Giorgio, è intervenuto l'ex tecnico della Salernitana Delio Rossi. Ecco le sue dichiarazioni:

Mister, lo sa che a Salerno resta uno dei professionisti più stimati e rimpianti?

“So bene di essere l'allenatore più amato della storia della Salernitana, insieme abbiamo costruito qualcosa di importante e Salerno è sempre rimasta nel mio cuore. La seguo sempre con grande affetto, sono contento che stia risalendo la china. In tempi non sospetti, non appena arrivò Bollini, dissi che era stato un cambio giusto che avrebbe consentito ai granata di scalare posizioni in classifica. Solitamente gli spareggi le vincono le squadre che hanno rincorso e non le primissime, la Salernitana deve assolutamente crederci”.

Che opinione ha di Bollini?

“E' un allenatore che ha fatto gavetta, è cresciuto nel settore giovanile ed è un uomo intelligente, molto stimato e ben conosciuto da Lotito. Quando un tecnico ha un contatto diretto con la società è un grande vantaggio, proprio per questo sarà lui il valore aggiunto per raggiungere i play off”.

Quali componenti incidono di più quando bisogna raggiungere un obiettivo importante come i play off?

“In questo periodo incide maggiormente la condizione fisica: se hai fatto una buona preparazione riesci a portare a casa punti rispetto ad altre. L'ambiente dev'essere sereno: non bisogna esaltarsi quando le cose vanno a mille, non bisogna abbattersi se arriva un passo falso. Fondamentale ragionare partita dopo partita, fare calcoli e tabelle non servirebbe a nulla”.

E' vero che è stato contattato prima dell'arrivo di Bollini?

“Da quando sono andato via non sono mai stato vicino alla Salernitana: so che il mio nome è stato spesso accostato alla panchina granata, ma si tratta di voci infondante”.

Da un punto di vista tecnico, meglio avere un modulo fisso o essere camaleontici?

“Una squadra deve avere un sistema di gioco, ovviamente dettato dai giocatori a disposizione. Non ha senso cambiare modulo domenica dopo domenica, molte volte vedo che c'è questa volontà di modificare spesso e ciò non porta grossi risultati. In serie B te lo puoi permettere se hai una rosa esperta, composta da gente duttile e che ha fatto la serie A”.

Che ricordo ha della sua Salernitana?

“Sono tanti anni che alleno, ho iniziato con la Salernitana tra i professionisti ed è la squadra alla quale sono rimasto più legato. Quella del 1993-94 non era formata dai migliori giocatori che abbia mai allenato, ma è nel mio cuore: abbiamo vinto il campionato incarnando i valori della gente, ricordo con affetto Breda, Pisano, Ricchetti, De Silvestro, Strada. Dal punto di vista morale fummo bravissimi a calarci nella mentalità della piazza. Il pubblico meridionale è sempre più caloroso, ti porta dalle stelle alle stalle in poco tempo. Noi riuscimmo a portare ai play off 42mila spettatori, sicuramente è un valore aggiunto che ti spinge a dare qualcosa in più”.

Quale sarà il suo futuro?

“Sono fermo per mia scelta, non ho trovato situazioni che mi hanno intrigato. Mi piacerebbe continuare a fare l'allenatore, non so fare nient'altro. Non escludo assolutamente di tornare a Salerno un giorno, sono legato a tutte le piazze dove ho lavorato”.

Si ringrazia Enzo Musto del Salerno Club 2010 per la collaborazione

Servizio a cura di Maurizio Grillo e Gaetano Ferraiuolo