E' stata lei a denunciarlo ripetutamente. Ma non – ha spiegato- perchè desiderasse vederlo in carcere. La sua era una richiesta di aiuto, sperava che lui potesse essere seguito in una struttura protetta. Lui è un 44enne di Benevento, accusato di maltrattamenti ai danni della madre, bersaglio di comportamenti violenti e di continue pretese di denaro, in un'indagine del sostituto procuratore Patrizia Filomena Rosa.
La donna era questa mattina in Tribunale, ha ripercorso, con comprensibile sofferenza, il rapporto tormentato con il figlio, tossicodipendente, affetto da anni da una patologia psichiatrica. Un uomo che, nonostante i tantissimi problemi che le ha creato, lei riprenderebbe in casa. “Cos'altro potrei fare, lasciarlo in strada?”, ha risposto all'avvocato Cipriano Ficedolo, difensore dell'imputato. “Quello nella gabbia è mio figlio”, ha aggiunto tra le lacrime. Parole di una madre disperata, poi allontanata dall'aula quando ha sbottato sentendo uno dei medici ascoltati nel processo riferire di aver saputo da lei che la ridotta funzionalità di un occhio era stata scatenata da un pugno che il figlio le aveva sferrato.
“Non è così, era stato mio marito”, ha gridato prima di essere accompagnata all'esterno. Udienza complicata, vissuta anche della deposizione, particolarmente dura, della sorella del 44enne, e di due psichiatri. Da tempo seguono l'uomo, che in passato, giudicato incapace di intendere e di volere, è già stato ospite di un ospedale psichiatrico. Un'esperienza che ha stabilizzato il quadro clinico di una malattia dalla “quale non si migliora”, hanno precisato. Ecco perchè la difesa aveva già proposto – ma il Tribunale deciderà alla fine del dibattimento - di disporre una perizia che accerti, oltre a quella di intendere e volere al momento dei fatti, la capacità di stare in giudizio dell'imputato, ritenuto seminfermo di mente da un consulente del Pm, che comparirà il 7 luglio dinanzi al collegio giudicante.
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