E' arrivato a Benevento nella “fredda” estate del 2011, nel pieno del ritiro calabrese sui monti della Sila. Il tecnico di quella squadra era Giovanni Simonelli e il giovane Kanoutè mosse i primi passi in maglia giallorossa. Negli allenamenti stupì tutti: dribbling, corsa e tunnel a compagni di squadra molto più esperti. Un inizio di stagione drammatico (la squadra partì con sei punti di penalizzazione) spinse il tecnico di Saviano a non schierarlo. A credere in lui fu Imbriani che nella seconda parte del campionato lo mandò in campo undici volte, di cui cinque dal primo minuto. Il ragazzo, però, era ancora molto acerbo. Nella stagione successiva arrivò il prestito alla Valle D'Aosta e poi il ritorno a Benevento, dove ha trovato un altro tecnico che ha puntato fortemente su di lui dopo l'avvento di Carboni. Brini si è sempre esposto favorevolmente sul suo conto. Di certo il tecnico marchigiano non è un pazzo e a differenza di tutti ha potuto notare quotidianamente l'impegno dell'esterno senegalese. Diversi atti di ingenuità gli hanno bruciato le poche chances che si era riuscito a guadagnare (espulsioni contro Ischia e Aversa), ma contro la Reggina il tecnico giallorosso ha potuto notare il Kanoutè che ha conosciuto in allenamento. Molto più maturo rispetto al recente passato e con una condizione atletica brillante. Con i “senatori” acciaccati, il giovane esterno potrebbe essere quell'arma che non ti aspetti in questo finale di stagione. Brini può dire “ve lo avevo detto”...
Ivan Calabrese