Che barba che noia, ripeteva, scatenando il sorriso, Sandra Mondaini a Raimondo Vianello in una fortunatissima sit comedy di alcuni anni fa. Che barba che noia viene da dire anche in queste ore, riempite dai commenti sulla visita nel Sannio del presidente del consiglio Gentiloni. Toni entusiastici da un lato, di segno opposto dall'altro. Niente di strano, è il gioco della parti politiche. Che, per contratto, applaudono freneticamente o fischiano in modo assordante. Rumori che risultano comunque fastidiosi alle orecchie di quanti dovendo lavorare per tirare avanti la propria famiglia, sono preoccupati non dai decibel che inondano l'atmosfera e le caselle di posta elettronica degli organi di informazione.
La loro attenzione è infatti polarizzata non sulle scaramucce a distanza, sui botta e risposta accomunati da una sterilità che dovrebbe far riflettere i protagonisti, sul revanscismo nelle salse più strane, ma sulla prospettiva che attende la nostra terra. I giovani e coloro che non lo sono più. Lavoro e sanità ai primi posti delle loro agende, redatte sulla scia del timore di un presente incerto e di un futuro che lo appare ancora di più. E allora, va bene la rappresentazione mediatica di certi eventi – la stampa svolge il suo compito -, ma è davvero tanto chiedere che non venga accompagnata dai soliti peana e dalle solite urla? Che barba che noia.
Esp