Avellino

Diciotto operai morti. Almeno 170 malati e un intero quartiere ancora a rischio. È il tragico bilancio portato alla luce dall'inchiesta sull'Isochimica, l'azienda di Avellino dove negli anni '80 i lavoratori erano assunti per scoibentare a mani nude quella fibra killer dai treni. Quasi tremila in sei anni. Almeno 20mila tonnellate di amianto sarebbero state sotterrate nel piazzale della fabbrica, altri materiali sono stati chiusi in cubi di cemento oppure sistemati in sacchi neri e sversati nelle acque del fiume o addirittura nel mare della costiera amalfitana. 

 

La strage dimenticata. L'hanno rivelato gli ex operai ai magistrati. Ma mentre tutto ciò accadeva tutto intorno c'erano famiglie, persone bambini. 

 

La parrocchia. Nei locali a servizio della parrocchia San Francesco d'Assisi, guidata da un parroco don Luigi De Blasi che è sempre stato vicino al quartiere dimenticato, di fianco al mostro Isochimica, ogni settimana si incontrano i residenti, le mamme, i medici che hanno deciso di essere vicini a chi teme per il proprio futuro e per quello dei propri cari. Sono tante le famiglie dove qualcuno è morto per patologie connesse all'amianto. Troppe. E in quel quartiere si lotta per la vita, ce lo racconta Anna Candelmo, portavoce del comitato che di questa frase ha fatto slogan. 

 

Il comitato Lotta per la Vita. Oltre ai cittadini, al parroco e i volontari delle associazioni in quella sacristia noi settimana, in ogni appuntamento in giro per l'Irpinia per educare alla salute e far conoscere i rischi da inquinamento ci sono anche i medici. C'è Aldo D'Andrea, uno degli autori del Dossier Isochimica, con Luigi Anzalone e Giuseppe Di Iorio. D'Andrea anche ieri era insieme ai cittadini di Borgo Ferrovia, per parlare e programmare iniziative. Ogni settimana nella sacrestia ci si incontra per non dimenticare. 

 

Nella sagrestia incontri per lottare. Chirurgo toracico, D'Andrea racconta le fasi di un'amara scoperta che lo ha portato negli anni, a combattere con tutti quei pazienti malati di tumore e patologie annesse all'amianto. In tanti proprio di borgo Ferrovia.

 

Ad Avellino ho trovato la morte. «Lavoravo a Milano. Al mio ritorno ad Avellino, nel curare tutte queste persone di questo rione, ho trovato la  morte - spiega -. Qui c'è un inquinamento alto. Mi sono misurato negli anni con tante malattie dovute all'eternit: dalle bronchiti croniche al tumore ai polmoni, dal mesotelioma alla fibrosi polmonare. Col tempo ho capito che tutte quelle morti potevano avere una unica matrice. Non pensavo che ad Avellino potesse esserci tutto questo. 

 

E' stato così che ho accompagnato tante persone alla morte. E' stato un crescendo. E' stato terribile quando ne ho capita l'incidenza. Ora dicono ci siano circa 170 persone ammalate, per questo maledetto amianto». 

 

Subito la bonifica e screening sui residenti adulti. Il dottore D'Andrea alla domanda su cosa si possa fare, non esita: lecito chiedersi che cosa andava fatto non è stato fatto. «Oggi -continua D'Andrea si deve procedere con la bonifica, per permettere a questo quartiere così martoriato di tornare pulito e sicuro. Ma non solo. Servono screening. Gli abitanti che volessero farlo, anche in forma anonima, devono poter fare una analisi. Deve essere nella disponibilità delle persone poter effettuare screening. Quello sui bambini predisposto dall'Asl? Non serve a nulla. Si tratta di patologie che hanno tempi di latenza che oscillano tra i dieci e i 40 anni. Non so se questo sito è ancora inquinato. Non posso ne confermare ne smentire ma, una cosa è certa, la bonifica va fatta e in fretta.

Nel tg di Ottochannel alle ore 13,45 (canale 696 digitale terrestre) le interviste a residenti e al dottore D'Andrea

 

Simonetta Ieppariello