Questa è la storia di Angela, che ha gli occhi azzurri e pieni di coraggio. E' il coraggio e la forza di chi lotta per la vita di suo padre, malato di tumore da circa 4 anni. Angela Moretti vive da sempre come la sua famiglia Borgo Ferrovia. Oggi lo chiamano il "borgo dei veleni" per l'Isochimica. Ma prima tutta questa storia non si conosceva. Poi gli anni di silenzio e il dolore delle persone che si continuavano ad ammalare. Se tu esci dalla chiesa di San Francesco e ti guardi intorno vedi le case e vedi la scuola, vedi il silos e poi l'Isochimica tutta intorno. Eppure da quel sito, così vicino, era arrivato il veleno. Tanto veleno. Che solo con gli anni si è capito cosa avesse scatenato. 18 operai morti, tanti altri nel quartiere che lottano per la vita in quel rione dimenticato.
La storia, gli operai. Erano in gamba gli operai irpini: smantellavano 40 carrozze al mese negli anni ottanta a due passi da quella chiesa, le liberavano dall'amianto e le «rifoderavano». La risposta è arrivata trent'anni dopo con le diagnosi: gli operai sono ammalati ai polmoni e 18 sono morti.
Nel borgo tanti malati. Nelle case vicino all'ex Isochimica c'è tanta gente ammalata che vive con la bombola d'ossigeno vicino al letto. «Non tutti vogliono che si sappia che stanno male - racconta Angela -. Ci sono stati anni che le campane della nostra parrocchia hanno suonato a morte anche due volte in un solo giorno. Alle ore nove e alle 15 sentivamo quei rintocchi. Mio padre era un muratore e non lavorava nello stabilimento Isochimica, ma viviamo in questo rione da sempre. Anche una mia amica ha lo stesso problema in casa: suo padre è malato. Ci chiediamo ogni giorno se siamo condannati a tutto questo. Tante persone sono morte eppure le famiglie non lo dicono per tradizione culturale, per rassegnazione, forse, non saprei. Eppure negli anni i tumori al pancreas, ovaie, polmoni hanno continuato a fare vittime sempre nel nostro borgo».
In questa battaglia ci sono solo perdenti. Col tempo si è capito che quella fabbrica portava veleni. «Sento tanta rabbia perché continuiamo a non capire che l'aria la respiriamo tutti, l'acqua la beviamo tutti e in questa battaglia non ci sono ne vincitori ma solo perdenti. Perdiamo tutti. Chi ha taciuto, perché beve quella stessa acqua e respira quell'aria. E perde chi ancora sta in silenzio per se stesso, per i suoi cari e per i suoi figli che potrebbero già avere il veleno dentro. No saprei con chi prendermela. Chi si può curare va altrove, in cliniche magari all'estero di avanguardia. E poi? La sua battaglia resta la stessa. A che prezzo continuiamo tutti a non parlare, ad essere silenziosi? Come si fa a non capire che quel prezzo è la vita dei nostri padri, dei nostri figli, di noi stessi»».
L'intervista ad Angela e al dottore D'Andrea, andranno in onda nel tg di oggi alle 13,45 e in replica alle 19,45 su Ottochannel, canale 696 digitale terrestre
Simonetta Ieppariello