Proprio in questo momento – mentre leggete – novecento bambini campani rischiano di subire abusi sessuali. Dati impressionati per un reato spesso sommerso. Consumato quasi sempre in famiglia. L'orco non viene da lontano. Ma può essere un familiare, un parente, un amico. Pochissime vittime riescono a chiedere aiuto. E proprio per questo le denunce sono scarse. I casi che vengono scoperti sono solo una minima percentuale rispetto a quelli che si continuano a commettere nel silenzio.

Da Napoli parte il progetto “Stop agli abusi sui bambini”, lanciato da Menarini. Con il sostegno formativo per i medici. Una iniziativa nata in collaborazione la Società Italiana di Pediatria (Sip) e la Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp).

Un progetto che arriverà a coinvolgere 15mila tra medici di base e pediatri in tutta Italia. Saranno loro le sentinelle a tutela dei minori. In Campania si attiveranno i primi cinquanta medici.

Ma torniamo ai numeri. E partiamo dai maltrattamenti. Nella nostra regione sono novemila i bambini a rischio. Per il dieci per cento di loro quei maltrattamenti si tramutano poi in abusi sessuali.

Una situazione per l'infanzia davvero grave. A incrementare il rischio si sono aggiunti altri fattori, tipici di questo periodo: crisi economica, famiglie in difficoltà, conflittualità tra genitori e nella società. Tutti aspetti connessi uno con l'altro.

Per tanti under 14 la vita è un incubo.

Tra i novemila ragazzini campani a rischio maltrattamenti, il cinquanta per cento subisce violenze psicologiche o fisiche. Il dieci per cento, come detto, è vittima di predatori sessuali. Il 70 per cento dei casi tutto si consuma tra le mura domestiche. La metà degli episodi vede coinvolti dei familiari.

La Campania non è messa peggio di altre Regioni. Il dato statistico è omogeneo su tutta la Penisola.

Nel nostro Paese sono 70/80mila i bambini e gli adolescenti che subiscono ogni anno violenze, abusi fisici, psicologici e sessuali. Ma in tutta Italia ogni sei mesi sono solo 700 le segnalazioni di abusi sessuali su minori (dati della polizia giudiziaria). In pratica, niente.

Una iniziativa come “Stop agli abusi sui bambini” potrebbe – proprio grazie al contributo dei medici – far emergere dal buio della vergogna e del silenzio casi che restano nascosti. Molto spesso per sempre.

«Sì, è una iniziativa che unisce professionalità, sensibilità ed entusiasmo, doti che tutti i pediatri hanno dimostrato per una problematica tra le più delicate e dolorose dell’infanzia e dell’adolescenza– dichiara Luigi Nigri, responsabile del progetto per Fimp -. A Napoli saranno coinvolti circa 50 pediatri campani e nell’arco del 2017 molti altri parteciperanno ai corsi che si terranno in altre 18 città italiane. L’iniziativa contribuirà a un risveglio delle coscienze: i pediatri che seguiranno i corsi diventeranno un punto di riferimento per i colleghi sul territorio che riceveranno consigli e aiuto per la gestione di casi sospetti di abusi e maltrattamenti».

«Tutto questo – continua Nigri - aiuterà a fare uscire dall’ombra un numero sempre maggiore di piccole vittime e speriamo ad aumentare le denunce: la Polizia giudiziaria riferisce che sono 700/800 in tutto il Paese ogni sei mesi. Il problema resta quindi troppo spesso ancora nascosto e taciuto».

«In Campania non sono disponibili dati di incidenza di abusi e maltrattamenti perché non abbiamo un osservatorio sui minori ma la prevalenza del fenomeno non è diversa da quella del resto del Paese e si conferma il dato di letteratura scientifica di un bimbo su mille a rischio di abusi sessuali – commenta Renato Vitiello, vicepresidente SIP Campania -. Il tessuto sociale del territorio è purtroppo un humus fertile per il verificarsi di maltrattamenti, come ricordano anche i molti casi recenti di cronaca, non ultima la vicenda della piccola Fortuna che ha addolorato e commosso l’Italia. I temi dell’abuso e del maltrattamento oggi non possono essere più trascurati anche per le gravi conseguenze che determinano sulla salute del bambino nel breve e lungo termine: un bambino maltrattato e/o abusato, infatti, non solo è più a rischio di disturbi fisici, psicologici e del comportamento, ma anche di danni organici nella vita adulta. Per questo Fimp e Sip ritengono motivo di orgoglio professionale la partecipazione a un percorso di conoscenza capace di coinvolgere tutte le componenti della pediatria con spirito di collaborazione reciproca che è il pilastro su cui costruire una rete efficace».

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