Avellino

 

 

di Simonetta Ieppariello

 

Alessandro aveva tutto. Lavoro, una famiglia, il sogno, la volontà di crescere, diventare un imprenditore di successo e la capacità di farlo. Poi, qualcosa è andato storto. Sbagli voluti o accaduti. Il nulla che arriva, l'impotenza di rialzarsi. La disperazione di non farcela. Talmente profondo quel precipitare, da non avere niente. Più niente. La disperazione che ti porta a chiedere disperatamente aiuto. Farlo sul social. Un grido raccolto da noi, come da altri, che da ore danno risposte su facebook.

Aveva tutto Alessandro. Poi la vita cambia. Errori fatti. Ma soluzioni e sostegno che non arrivano, rispetto ad un baratro che è ancora più profondo perchè c'è l'impotenza di trovarsi solo. No, quella di Alessandro è una storia talmente personale, che la sua identità, per dovere deontologico e umano, è meglio che resti avvolta dalla privacy di un nome e un volto. Una storia che va capita. Raccontata certo, ma rispettata. Tutelata.

Ho letto il suo post su un gruppo social. Gli ho telefonato. Mi ha raccontato. Ma in quel post c'è raccolta la disperazione di un essere umano, che dopo la disperazione del recupero si trova solo. Disperatamente solo. Racconta già tutto in quel post. Solo senza nulla e senza strumenti. Mangia alla mensa dei poveri, vive in un casolare abbandonato. Confida ogni giorno nel buon cuore di chi lo aiuta. Ma nel suo racconto c'è l'umanità di chi aveva tutto e si trova improvvisamente disarmato.

Una sequela di richieste di intervento, enti, chiesa, servizi sociali. Il nulla. Nessun lavoro, nessun tetto, nessun sostegno. Lo spettro dietro l'angolo è il perdersi nel silenzio.

Lo spettro del diventare un senzatetto, un invisibile. Racconta di aver invocato sostegno dai servizi. Nulla. Chiede lavoro, non c'è. Come per tanti. Troppi. Cosa fare?. Invoca aiuto, dopo un percorso di recupero affrontato per oltre dodici mesi.

«Ho fatto i miei sbagli ma uscito dal posto in cui sono stato salvato, mi ritrovo solo e senza aiuto. Anzi. Cerco qualsiasi tipo di lavoro. Ma non c'è occasione. Troppa competizione. Poche occasioni, troppa crisi. Eppure ho perso tutto, casa una famiglia e vivo in casolare abbandonato, mi lavo in un torrente presso Contrada e mangio alla caritas da don Tonino Bello.

Ho provato ad ansare dal vescovo ma ho trovato porte chiuse. Sono andato da un parroco in una chiesa. Lo conoscevo da tempo. Non ha potuto aiutarmi se non con € 50 x dormire e x lavarmi in una pensione.

Al dormitorio della don Antonio Forte non c'è posto. Sono sul limite. Non sopporto quanto mi accade.

Non c'è la faccio più ho 40 anni e fino a 2 giorni fa non avevo ne un telefono e neanche una scheda ma grazie a dei ragazzi mi hanno comprato un telefono e una scheda

Avevo tutto fino a 3 anni fa. Oggi non ho più niente è mi accontento di poco x favore AIUTATEMI!!!!. Qualcuno mi da cibo, altri 3 ucraini hanno capito cosa vivo e mi hanno aperto casa per una doccia. Mi hanno dato cibo e ristoro. La società. Una parola grande. Non chiedo pietà ma occasione per non fare sbagli e servire. Ho capito i miei sbagli. Ma se torno nella vita e c'è solo vuoto, come posso andare avanti?”.

Viene da Napoli Alessandro. Ha avuto una moglie. Ha sempre lavorato. Poi un investimento. Gli sbagli e il buio. Alessandro chiede una seconda occasionie. Dignità. Lo chiede al Comune. Ricorda altre storie, per cui si è pianto.

«Dove sono le risposte? Come una persona fragile, in difficoltà può essere sostenuta per diventare risorsa anzicchè sprofondare?».

Alessandro ha paura. Da soli 15 giorni è tornato ad una vita che gli diventa difficile, perchè quello che racconta è una sequela di porte chiuse, senza appello e senza possibilità di sorta. Chiede aiuto alla stampa perchè il suo è un grido. Il grido di tanti. Il grido di chi chiede soluzioni, non assistenzialismo. Si interroga sul sistema. Il cosiddetto welfare. Insomma, è una storia che racchiude il dramma di chi è più fragile e viene schiacciato in cui tutto diventa l'anello debole. Rischia in poco tempo per dignità persa di diventare invisibile.