di Luciano Trapanese
«Avevamo solo una colpa: eravamo poveri». Una colpa che Carmine Donnarumma, 40 anni di Montoro, e la sua famiglia hanno pagato a caro prezzo. Porta ancora sulla pelle i segni di quel dolore. Di quello strappo. Sono passati più di trent'anni ma la ferita resta aperta. E continua a sanguinare.
«Eravamo a casa. Mamma in ospedale, stava partorendo. E in ospedale c'era anche papà, che aveva avuto un malore. Sono arrivate a casa delle persone. Ero piccolo, avevo nove anni. Ma ricordo tutto come fosse accaduto ieri...»
Carmine si ferma, deve lottare per trattenere la commozione. «Hanno preso Angela, Giuseppe, Carlo ed Emanuele, i miei fratellini. Il più grande aveva sette anni, la più piccola solo uno. Li hanno portati via, per sempre».
Tolti alla famiglia per un disagio economico. E' accaduto a Carmine tanti anni fa. Ma accade ancora. La povertà come una colpa. Da punire, e nel modo peggiore: strappando i figli ai genitori.
«Ora ho quattro figli – continua Carmine -, la sola idea che qualcuno potrebbe portarmeli via mi fa impazzire. E ora so perfettamente quello che hanno provato i miei. Se ci penso mi vengono i brividi».
La famiglia Donnarumma viveva in due container a Torchiati. I genitori e tredici figli.
«Eravamo poveri, certo. Papà si arrangiava come poteva. Sì, è vero, aveva dei problemi con l'alcol, ma non ci ha mai trattato male, anzi. E la mattina, ogni mattina, si alzava per andare al lavoro».
Niente maltrattamenti, dunque. Solo un disagio economico.
«Sì, è bastato questo per farmi perdere quattro fratelli. Li hanno portati per un periodo in un centro di accoglienza per minori. I miei sono riusciti a sapere dov'era e sono andati a trovarli. Ma non c'è stato nulla da fare: non gli hanno neppure consentito di guardarli da lontano. E un anno dopo, solo un anno dopo, con una procedura così veloce da destare solo sospetti, i bambini sono stati dati in adozione. Due a una famiglia di Caserta e gli altri due a Benevento».
Da quel giorno, da quel momento, Carmine ha iniziato la disperata ricerca dei fratelli. Ma non solo. Si è anche chiesto, senza mai trovare una risposta, cosa fosse accaduto e per quale motivo la legge avesse agito in quel modo.
«Ho avuto sempre l'impressione che abbiano giocato con l'ignoranza dei miei. Mamma era analfabeta e le sono stati negati documenti che avrebbero potuto essere importanti. Nessuno le ha mai detto che poteva opporsi alla decisione dei giudici. Nessuno ha mai consigliato di rivolgersi a un avvocato. Come se ci avessero messo in mezzo: servivano quattro bambini da dare in adozione e li hanno trovati...»
Carmine non ha rinunciato a nulla per trovare i fratelli. Insieme a una delle sorelle non si è mai dato per vinto (da piccolo è scappato più volte dal collegio e solo per cercare quei quattro piccoli portati via). Sedici anni fa un primo contatto.
«Avevo scritto a C'è Posta per te, speravo che quella trasmissione mi aiutasse nella ricerca. Aspettavo la telefonata della redazione che si era detta interessata alla mia storia, quando bussa alla porta una persona. Era uno dei miei fratelli spariti. Sembrava quasi lo avessero mandato lì per evitare di farmi andare in televisione...»
La sorella di Carmine ha trovato nel frattempo anche un altro fratello.
«Sì, li abbiamo trovati tutti. Non riesco solo a incontrare Angela...»
Ma i rapporti non sono semplici. «E' come se li avessero convinti che abbiamo qualche colpa...»
Carmine ha anche scritto ai genitori adottivi. Una lettera semplice. Non voleva nulla, solo sapere come erano cresciuti i suoi fratelli, come giocavano, con cosa. Sapere se erano allegri, contenti, vivaci. Voleva ricostruire con i ricordi altrui un pezzo di infanzia che gli era stato negato. Ma non ha mai avuto risposta.
Come detto le fasi tra la decisione dei giudici di togliere i figli alla famiglia Donnarumma e la rapidissima adozione, non sono del tutto chiare.
«Ci restano pochi documenti, niente di particolare. Tutto è stato fatto all'insaputa dei miei. Li hanno costretti a subire e messi nelle condizioni di non reagire. Anni dopo siamo stati da un avvocato. Ci ha detto che il provvedimento era pieno di anomalie. Qualche giorno dopo ha rifiutato l'incarico, sostenendo che comunque, ormai, c'era ben poco da fare. Ma noi non volevamo fare nulla, solo capire. Capire fino in fondo cosa era successo e per quali motivi quattro miei fratelli sono stati portati via».
Tutte quei dubbi sono ancora senza risposta. Carmine li porta dentro di sé, come un fardello. Ora ha una sua famiglia, la moglie e quattro figli che ama. Ma resta quel lato nero della sua infanzia. Quel buco pieno di dolore. E quella domanda, sempre la stessa: perché essere poveri deve essere una colpa da punire in quel modo atroce?