Programmare in anticipo il futuro è sicuramente più importante del derby con l'Avellino e la società, sin da stasera, deve decidere cosa vuole fare da grande nella prossima stagione. In una serie B che si preannuncia altamente competitiva e composta da piazze blasonate quanto e più di Salerno, i granata non potranno nuovamente vivacchiare a centro classifica: la gente, pur senza pretendere nulla, si aspetta un salto di qualità definitivo e la sensazione è che per rivedere un Arechi sempre pieno e festante occorrerà presentare alla tifoseria un progetto di altissimo livello. Dopo aver confermato il direttore sportivo Fabiani e il team manager Avallone (manca soltanto la firma per entrambi, una pura formalità), la proprietà dovrà sciogliere le riserve relativamente all'allenatore. Stando alle dichiarazioni di Marco Mezzaroma, dubbi non dovrebbero essercene: Alberto Bollini rinnoverà il contratto fino a giugno del 2018 anche sulla base di una promessa fatta dal presidente Lotito al momento della sostituzione con Sannino. "Quello di programmare in anticipo è un luogo comune che ascolto ogni anno di questi tempi: l'allenatore c'è già" ha dichiarato proprio Mezzaroma intervistato dalla redazione di Granatissimi.Ottopagine, parole che sanno tanto di intesa raggiunta e di volontà di dare continuità al percorso di quest'anno senza stravolgere nulla. Importante, però, sarà anche il parere di Lotito e Fabiani, non tanto diverso da quello del co-patron: di Bollini è piaciuta la capacità di tenere unito il gruppo e di scegliere senza farsi condizionare da nulla se non dal rendimento offerto in allenamento.
E i risultati? Al mister era stata chiesta una salvezza tranquilla e l'obiettivo è stato raggiunto con un mese e mezzo di anticipo. Per qualcuno è il minimo sindacale, ma ricordando le sofferenze dell'anno scorso è sicuramente un passo in avanti. Tutti, però, avevano fatto un pensierino ai play off, traguardo raggiungibile non solo per la mediocrità generale, ma anche per le potenzialità di un organico non certo inferiore a quello di Cittadella, Novara, Spezia e forse anche di Benevento e Perugia. Purtroppo nei big match la Salernitana di Bollini è venuta meno: 0-0 col Bari regalando un tempo a un avversario in caduta libera, sconfitta col Frosinone sbagliando incomprensibilmente l'approccio (al resto ha pensato Pasqua), 0-0 interno col Cittadella dinanzi a 12mila spettatori senza mai tirare in porta, 0-0 a Vercelli frutto di un atteggiamento rinunciatario. Della gestione Bollini colpiscono in negativo altre tre cose: la pessima gestione Donnarumma, l'incapacità della Salernitana di pareggiare quando è andata in svantaggio (è accaduto solo col Latina in cinque mesi e mezzo) e la scarsa prolificità del reparto offensivo. Nelle ultime 7 gare appena tre gol: due col Latina ultimo, uno su rigore contro il Frosinone.
Non è stato risolto neanche il problema delle palle inattive a sfavore, tallone d'Achille dell'avventura a Salerno di Bollini. Troppo poco per ambire ai play off. Il mister, bravissima persona, ottimo comunicatoree professionista serissimo, è un amante della tattica, uno che conosce a memoria gli aspetti teorici del calcio e che li applica alla lettera sul campo: basti vedere quante volte la Salernitana ha cercato ossessivamente lo schema su corner e su punizione, tra l'altro senza mai segnare. A volte, però, bisognerebbe essere più pratici e concreti e anteporre a tutto la bravura dei singoli. Quali invece i meriti? Detto della salvezza in largo anticipo e della buona gestione del gruppo, almeno fino a due settimane fa ha convinto anche la tenuta del reparto difensivo, a lungo invulnerabile. Per media punti, nel girone di ritorno la Salernitana sarebbe tra le prime cinque e questo è un dato da tenere in forte considerazione, ancor di più perchè la squadra presentava qualche lacuna in alcuni reparti non colmata nel mercato di gennaio. Senza torti arbitrali, del resto, i granata potrebbero ancora sperare in qualcosa di grande. A questo punto l'interrogativo è d'obbligo: giusto ripartire da Bollini?
Gaetano Ferraiuolo