Napoli

 

 

di Simonetta Ieppariello

Sono 12 gli indagati tra imprenditori e manager coinvolti nella maxi inchiesta sul Porto di Napoli. Perquisizioni negli uffici dei funzionari, con atti sequestrati. 

Nel mirino dei magistrati un presunto cartello, un gruppo di imprenditori che sarebbe stato in grado di favorire l’assegnazioni di importanti appalti, lavori per milioni di euro all’anno tra presunte procedure negoziate e presunti affidamenti di lavori a trattativa diretta.

Intanto il presidente dell’autorità di sistema portuale, Pietro Spirito, in una nota diffusa ieri ha assicurato la massima collaborazione per l’espletamento di ogni accertamento. Aprirà porte e finestre dell’autorità per consentire il lavoro dei magistrati, precisando di non avere niente da nascondere. Da tempo il numero uno del Porto ha avviato una serie di interventi interni per assicurare la legalità e trasparenza in ogni procedura.  

Da anni lettere anonime e sospetti avevano acceso il fuoco dei veleni. E proprio Spirito ha più volte ribadito e dimostrato che sulla legalità proprio non transige. 

Intanto questo filone di indagine procede tra intercettazioni e acquisizioni di atti.

L’indagine ruota intorno alle cosiddette procedure sotto soglia. Associazione per delinquere e turbativa d'asta sono le accuse mosse dalla Procura. Sotto i riflettori ci sono quattro funzionari della autorità portuale, oltre a manager e imprenditori privati. Il pentito Alfonso Mazzarella ha puntato l'indice su un presunto sistema finalizzato a veicolare gli appalti, con una serie di stratagemmi.