Era il 31 luglio 2002 quando il figlio, neonato di 4 mesi, morì tragicamente dopo un volo dal sesto piano di un condominio di via Piave ad Avellino. Lo stringeva in braccio quando improvvisamente le scivolò mentre era sul balcone. Si parlò di una donna in depressione post partum, ipotesi e domande tra le lacrime di una città smarrita nel dolore profondo per il piccolo Gerardo. Per lui non ci fu niente da fare. Quindici anni dopo il fantasma di quella tragedia, forse, era ancora presente nella vita di Marina G., 45 anni, insegnante di una scuola elementare di Avellino.
Moglie e madre di due figli, forse non ha retto. E ieri ha preso l'auto, l'ha lasciata in una area di sosta dell'Ofantina. Avrebbe fatto a piedi circa 400 metri per poi lanciarsi da quel ponte e piombare su una stradina che collega i paesini di Montemarano e Volturara. Oggi nella mente di tutti riaffiora il ricordo di quell'afoso pomeriggio d'estate. Una via Piave deserta in cui arrivarono a sirene spiegate ambulanze e volanti per tentare di salvare quel piccino. Aveva solo 29 anni Marina, stava giocando col bimbo, poi quella tragica fatalità. Il cuoricino del neonato continuò a battere fino all'arrivo in pronto soccorso. Dieci minuti dopo la morte. La caduta venne attutita dai fili degli stendipanni dei piani inferiori. Ma il miracolo non avvenne. Ieri un altro dolore profondo. Una altra tragedia per una famiglia stremata da quel lutto e che si ritrova a vivere un dramma inelaborabile. Messaggi di cordoglio continuano a scorrere sulla bacheca dell'insegnante, in tanti si chiedono come sia potuta accadere una simile tragedia e soprattutto perchè casi simili continuino a susseguirsi. Uno dopo l'altro in una tragica escalation.