Una promozione attesa mezzo secolo, una gioia incontenibile per una città e per una provincia che da tempo sognava di tornare a calcare i palcoscenici più prestigiosi del calcio italiano, una soddisfazione enorme per una società capace di allestire una rosa fortissima affidandola a uno degli allenatori più amati in assoluto. La settimana pre Salernitana-Venezia sembrava in assoluto quella più bella di tutte, un tourbillon di emozioni e sensazioni da vivere senza limiti e con immenso amore nei confronti dei colori granata. I salernitani, però, si svegliarono a cospetto di un incubo: a pochi chilometri da Salerno, infatti, si consumava una tragedia naturale che costò la vita a migliaia di persone, molte delle quali con il biglietto già in tasca direzione stadio Arechi. Una frana distrusse Sarno, Siano, Quindici e Bracigliano, un disastro di immane grandezza che riportò tutti sulla terra e che spinse gli ultras ad assumere una decisione doverosa, quanto matura: rinviare ogni festeggiamento all'ultima gara di campionato e vivere con tranquillità la sfida col Venezia.
L'Arechi era pieno, bastava un punto per assicurarsi la promozione matematica, ma nei primi 5 minuti del match nessuno proferì parola: nessun coro, nessuna bandiera al vento, soltanto tante lacrime di dolore e rabbia e striscioni di solidarietà nei confronti delle popolazioni devastate dalla frana. Sul campo fu una partita con poche emozioni: solo Di Vaio, al 20'della ripresa, sfiorò il vantaggio con un pregevole pallonetto terminato di poco alto sulla traversa. Per il resto pura accademia, 10 minuti finali stile Salernitana-Taranto e quell'urlo di gioia liberatorio al triplice fischio dell'arbitro. I giocatori e il pubblico cantarono e ballarono per un quarto d'ora, poi ognuno fece rientro in casa propria con la felicità nel cuore, ma con la consapevolezza che lo spumante doveva restare ancora per un po' in frigo in segno di rispetto. 10 maggio 1998: Salerno vinse due volte...
Gaetano Ferraiuolo