La riqualificazione dell'accusa di peculato, per la quale ha proposto l'assoluzione (al pari dell'addebito di falso come reato presupposto), in quella di abuso d'ufficio e la richiesta di due condanne. Con pene, sospese, di 1 anno e 6 mesi e 1 anno. Sono le conclusioni alle quali è giunto il pm Giacomo Iannella, rispettivamente, per Donato Mannello (anche falso e truffa) e Carmine Di Brino, all'epoca dei fatti (2005-2008) comandante e maresciallo capo della polizia municipale di Morcone, chiamati in causa, come addetti all'istruttoria delle contravvenzioni, da un'indagine in materia di riscossione delle multe. Dopo la requisitoria del rappresentante della pubblica accusa, l'intervento del legale della parte civile (il Comune di Morcone con l'avvocato Angelo Leone) e le arringhe dei difensori: gli avvocati Marcello D'Auria (per Mannello) e Andrea De Longis senior (per Di Brino), alle cui argomentazioni hanno replicato sia il Pm sia la parte civile. Ecco perchè il Tribunale ha fissato una nuova udienza per il prossimo 28 aprile: spazio ancora alla difesa, poi la sentenza. L'inchiesta, condotta dai carabinieri, era stata avviata dopo una denuncia nel 2008 per abuso d'ufficio dello stesso Mannello nei confronti del sindaco di Morcone Costantino Fortunato, e quelle successive del primo cittadino e del segretario generale del Comune relativamente ad alcune presunte anomalie in materia di riscossione delle multe.
Come detto, per Mannello e Di Brino l'imputazione di peculato: avrebbero sottratto alle casse del Comune 168 euro in ordine a 12 verbali elevati. Si tratta della somma risultante dalla differenza tra la multa effettivamente versata dal contravventore e la cifra indicata nella ricevuta rilasciata.
Mannello ha sempre respinto le accuse, sostenendo che la riscossione di una somma inferiore sarebbe avvenuta in buona fede perchè era quella la somma che risultava dalla registrazione informatica del verbale, eseguita sbagliando l'indicazione della norma violata.
Enzo Spiezia