Salerno

Lo abbiamo detto più volte, lo ribadiamo ancora ora: attribuire alla società e alla dirigenza responsabilità per lo scarso rendimento di Alessandro Rosina sarebbe un errore. Quasi tutta la tifoseria granata, in estate, aveva fatto salti di gioia per l'arrivo di un potenziale fuoriclasse seguendo l'estenuante trattativa quotidianamente e con trepidazione. I giocatori forti, si sa, costano e non si accontentano di un contratto annuale e così Lotito, Mezzaroma e Fabiani bene hanno fatto a blindarlo anche in ottica futura nella speranza che avesse potuto ripetere l'annata magica di Bari. L'inizio era stato promettente, ma progressivamente Rosina ha trasformato gli applausi in fischi collezionando una serie di insufficienze in pagella. Lecito chiedersi, dunque: quale sarà il suo futuro? Il suo procuratore è stato chiaro ai nostri microfoni tempo fa: l'idea è quella di rispettare il contratto, di restare almeno fino al 2019, ma anche di non rappresentare un peso qualora non rientrasse nei piani societari.

Certo, rescindere un quadriennale a cifre nette vicine ai 350mila euro sarebbe impresa annua e, dopo questa stagione altalenante, pare difficile che qualche altro club garantisca il medesimo stipendio. Rosina, dunque, è posto dinanzi a un bivio: tornare ad essere determinante come sempre è stato nella sua carriera (favorito anche da un ritiro svolto nella maniera giusta e senza infortuni) o diventare una spina nella rosa della Salernitana. Va detto anche che gli allenatori non lo hanno aiutato: Sannino, soprattutto, lo ha spompato per tutto il girone d'andata schierandolo fuori ruolo e chiedendogli un enorme mole di lavoro in fase difensiva. Una certezza c'è: Rosina deve dimostrare di meritare la fiducia illimitata della proprietà e della dirigenza, magari riconquistando anche una tifoseria che si aspettava ben altro rendimento, ma che non può disconoscere professionalità, impegno e dedizione verso la maglia granata.

Gaetano Ferraiuolo