Benevento

Quarta astensione dalle udienze, negli ultimi tre mesi, degli avvocati penalisti. Dopo l'esordio a marzo, la nuova protesta nazionale è stata indetta dal 22 al 25 maggio.

Stop delle attività, dunque, tranne che nei casi previsti dal codice di autoregolamentazione, per denunciare ulteriormente “i limiti della riforma del processo penale di iniziativa governativa, con interventi disorganici, contraddittori, irragionevoli e incostituzionali, quali quelli sulla prescrizione e sul cosiddetto processo a distanza, e che al suo interno contiene interventi normativi che non solo deprimono le garanzie del processo, violando i principi costituzionali della immediatezza e del contraddittorio, ma anche la presunzione di innocenza e il diritto alla vita, nel disprezzo dei principi costituzionali e convenzionali”.

Nel mirino dell'Unione delle Camere penali, che lo definisce “inammissibile, l’uso della fiducia ai fini dell’approvazione del Ddl, che incide in profondità sull’intero sistema processuale e sui diritti e sulle garanzie dei cittadini”.

I penalisti sottolineano che, “nonostante la massiccia adesione alle precedenti astensioni, l’attenzione mostrata dai media e dall’opinione pubblica alle tematiche oggetto della protesta, e nonostante le molteplici adesioni del mondo dell’accademia e le convergenti critiche sollevate da diversi esponenti della politica nei confronti della riforma, il Governo non ha tutt’ora ritenuto di dare alcun segnale di attenzione, restando evidentemente fermo nella intenzione di ricorrere anche davanti alla Camera dei deputati al voto di fiducia, impedendo che sul disegno di legge si sviluppi la necessaria discussione sulle molteplici questioni tuttora controverse, su riforme contrarie non solo agli interessi e ai diritti dei singoli imputati, ma anche alle legittime aspettative delle persone offese e della intera collettività”.