di Marco Festa
Vincere. Senza “se” e senza “ma”. Per l'Avellino è finito il tempo delle secondo occasioni. Le lancette dell'orologio corrono, veloci, verso le 20:30 di giovedì; verso il calcio d'inizio del match interno con il Latina; verso la sfida verità: la partita che vale una stagione. Tre punti d'obbligo contro il fanalino di coda del campionato di Serie B, già retrocesso in Lega Pro, per brindare alla salvezza. Ma guai a sottovalutare i pontini, che non perdono da quattro partite di fila; sono reduci da tre pari consecutivi, preceduti dal successo a Chiavari, contro la Virtus Entella. O la tensione è quella giusta o saranno quasi certamente play out: un'eventualità da far rimanere tale; uno spauracchio che, loro malgrado, D'Angelo e compagni hanno fatto concretizzare raccogliendo due soli punti nelle ultime cinque giornate, scandite da una involuzione caratteriale e tecnica, ma pure dalle assenze che non possono in ogni caso rappresentare un alibi. In tal senso non mancheranno però, pure contro i laziali, i grattacapi. Walter Alfredo Novellino non potrà contare sugli infortunati Gavazzi e Gonzalez, sugli squalificati Djimsiti e Bidaoui e potrebbe recuparare, al massimo per la panchina, Belloni, senza dimenticare che a rischio forfait c'è pure l'acciaccato Jidayi. Ieri è già stato tempo di prove generali per l'undici da opporre agli uomini di Vivarini. Davanti a Radunovic la linea a quattro difensiva dovrebbe essere compostata, da destra verso sinistra, da Lasik, Migliorini, Perrotta e Solerio. A centrocampo spazio a Moretti e uno tra Omeonga e Paghera. La batteria più probabile di trequartisti alle spalle dell'unica punta Ardemagni è invece quella composta da Laverone, al rientro dopo un turno di stop del giudice sportivo, Castaldo e D'Angelo. Più degli interpreti conterà l'atteggiamento: l'Avellino deve sfoderarne uno diametralmente opposto a quello espresso nelle ultime apparizioni per saltare definitivamente fuori dal baratro.