Benevento

Benevento: una squadretta che ha sempre vivacchiato in Serie C, sconosciuta al mondo calcistico che conta, arrivata dopo oltre 80 anni in serie B. Poco considerata, snobbata, messa da alcuni in ultima posizione nei giochini previsionali del pre-campionato. Chi saranno mai questi? Cosa vorranno? Cosa possono mai contare nel calcio “vero”, quello di sky, dei diritti tv, quello degli (pseudo) opinionisti o giornalisti? Venitecelo a dire adesso, dopo un anno di B chi siamo e se contiamo.

Compagnoni e Nosotti, la Diletta Nazionale hanno scoperto una città che mangia pane,  pallone e passione dalla notte dei tempi, Marchegiani non perde occasioni per tirarci i piedi, alcuni continuano a non considerarci (ancora ieri sentivo di Frosinone e Carpi come tra le più accreditate a fare il salto in massima serie), altri si sono accorti che… però… oh, sto Benevento cacchio se gioca! Siamo arrivati fino in fondo addirittura col rimpianto che se non si fosse spento l’interruttore fra fine Febbraio (25 febbraio Benevento-Bari ) e fine  Aprile (25 Aprile Cesena –Benevento), forse oggi staremo raccontando un’altra incredibile storia. Due mesi che avrebbero potuto affossarci definitivamente cancellando ogni nostra velleità e riportandoci in quell’anonimato di un tranquillo campionato da matricola che era alla base delle nostre aspettative.

Ed invece… invece succede che come l’attuale primavera, la nostra stia sbocciata in ritardo… un mese di Maggio solare, caldo, “vivo”. Quattro partite tutto corsa, cuore e petto in fuori. Lupo schiantato nel derby, impresa sfiorata al Del Duca in 10, apice ai limiti dell’infarto col Frosinone, ciliegina sulla torta ai piedi della Torre ed ora eccoci qua, con i nostri sogni e le nostre speranze. Pacate, moderate, consapevoli che sarà durissima, ma con una grande forza che può fare differenza ovvero la tranquillità di non essere favoriti, di non avere troppe pressioni, le stesse che ci hanno accompagnato negli anni dei playoff in Lega Pro, le stesse che non abbiamo saputo reggere uscendo mestamente anche quando potevamo permetterci due risultati su tre (Juve Stabia, Crotone, Potenza…). Peccato per quel punto di penalità che alla fine è pesato tantissimo.

Saremo stati quarti sul campo con un turno di riposo e con una semifinale che ci avrebbe visto partire leggermente favoriti. Ma è inutile piangere o recriminare. Abbiamo raggiunto un risultato storico, anzi ne abbiamo raggiunti tre: partecipare ai play off per la Serie A, essere la seconda squadra calcistica della Campania dopo anni ed anni di sfottò ed umiliazioni, ed avere un goleador da 20 reti.

Già la Belva… Mi arrogo il diritto di averlo sempre difeso, di aver sempre detto che per il tipo di gioco che faceva era un signor centravanti, anche quando dopo un mese di campionato non aveva ancora visto la porta. Gli erano piovuti addosso giudizi negativi ed imprecazioni, ma io ero straconvinto che  sarebbe arrivato in doppia cifra, forse non a 20 reti, ma 14-15 li avevo ampiamente pronosticati.  

Arriviamo a questo appuntamento con alcune pedine che, paradossalmente, potrebbero risultare devastanti: Buzzegoli, Ciciretti, Cisse è vero che sono freschi di infortuni, ma nel frattempo sono meno “usurati” degli altri, Viola sembra un altro giocatore rispetto a quello dei primi mesi dell’anno, Puscas comincia ad ingranare ed a metterla dentro di testa dando una valida alternativa alle azioni d’attacco;  insomma questa squadra ha tutti gli ingredienti per arrivare da vera incognita per se stessa e per le altre in questi playoff e può davvero essere considerata la mina vagante del mini torneo che partirà lunedì sera. Oggi non è giorno di pagelle, di Zero a Dieci.

Non potrebbero esserci voti negativi per un primo traguardo così blasonato che è stato raggiunto impensabile pochi mesi fa.  Dieci all’Uomo Cragno, a capitan Lucioni, ai gregari silenziosi (Pezzi), a quelli con cazzimma da vendere (Lopez), ad un centrocampo che se fisicamente a posto fa paura a tutti, all’estro di Falco e del Cicio, dieci alla Belva ed ai suoi partner d’attacco, dieci a tutti gli altri, al mister che nella sua pacatezza ha rilasciato dichiarazioni d’amore per questa terra, alla Società capitanata dal Gladiatore che ci ha sempre creduto e dieci al pubblico, a noi tifosi da Nord a Sud tutti indistintamente malati, pazzi d’amore per questa maglia.       

Un dato deve far riflettere; tranne il Perugia, tutte le altre le abbiamo sconfitte almeno una volta. Potrebbe accadere ancora ed a quel punto chissà dove saremo e cosa accadrà. “Per aspera ad astra” ovvero “dalle asperità alle stelle” diceva Cicerone. Sono convinto che piu “aspera”  troveremo, tanto più “astra” brilleranno… d’altronde l’avventura è appena iniziata.

 Scugnizzo69