Lui era in aula al momento della lettura del dispositivo. Ha ascoltato le parole con le quali il presidente del collegio giudicante, Pezza (a latere Loffredo ed il got Russo), lo ha condannato a 6 anni, concessa l'equivalenza delle attenuanti generiche alla contestata aggravante della scemata capacità di intendere e di volere.
Sei anni: è la pena stabilita per Bruno Milano, 48 anni, napoletano, docente di pianoforte del Nicola Sala di Benevento, accusato di aver molestato sessualmente alcune allieve. Per lui, oltre all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, il risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede, in favore delle tre parti civili: due studentesse con gli avvocati Lucrezia D'Abruzzo e Rosalba Viglione, il Conservatorio con l'avvocato Maria Esposito. Per le due ragazze è stato disposto anche il pagamento di una provvisionale di 3000 euro (per ciascuna).
La sentenza ha accolto, tranne che per la misura di sicurezza, che pure era stata proposta, le richieste del pm Marcella Pizzillo, disattendendo quelle dell'avvocato Claudio Lanzotti, che aveva insistito per l'assoluzione del suo assistito, per non aver commesso il fatto, e, in subordine, per una diversa qualificazione dell'imputazione – da violenza sessuale a violenza privata-, per la sua configurazione come tentativo e per il riconoscimento della seminfermità mentale.
E' l'epilogo di primo grado di un'indagine che, diretta dalla dottoressa Pizzillo, e condotta dalla Squadra mobile, a metà maggio del 2015 era sfociata in un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Milano, centrata su una vicenda che si sarebbe verificata dalla fine di gennaio 2015.
L'attività degli investigatori era stata supportata dalle deposizioni di sette donne- solo una è sannita, le altre provengono da altre province- che in precedenza avevano riferito quanto sarebbe loro capitato al dirigente del Conservatorio, che aveva chiesto l'intervento della Procura. Studentesse alle quali l'insegnate avrebbe riservato palpeggiamenti, toccate in più parti del corpo e frasi sussurrate. Il primo episodio a gennaio, con il tentativo di baciare una giovane in un corridoio. Testimonianze ritenute attendibili, alle quali era seguita l'acquisizione di una serie di elementi che avevano indotto il Pm a proporre, ottenendolo, l'arresto. Comparso dinanzi al gip Roberto Melone per l'interrogatorio, Milano si era avvalso della facoltà di non rispondere.
Dopo oltre un anno e mezzo trascorso agli arresti domiciliari, Milano è tornato in libertà nel dicembre 2016 per l'assenza di qualsiasi profilo di pericolosità sociale. Una consulenza di parte lo ha definito incapace di intendere e di volere al momento dei fatti, mentre la perizia disposta dal Tribunale, pur ritenendo scemata la sua capacità di intendere e di volere, ha accertato la sua consapevolezza della previsione delle conseguenze. Oggi la conclusione del processo e la condanna.
Esp