di Marco Festa
«Abbiamo solo parlato da buoni amici. È prematuro dire come potrà andare. Stiamo riflettendo.» L'intensa giornata di ieri, per l'Avellino, iniziata con il summit tra l'imprenditore Angelo Antonio D'Agostino - intenzionato ad entrare nel club biancoverde - il presidente onorario Michele Gubitosa e l'amministratore unico della società irpina, Walter Taccone, si era conclusa proprio con le parole di quest'ultimo, via sms, per cercare di trarre l'estrema sintesi di quanto accaduto e pure per non sbilanciarsi con un'intervista in viva voce al culmine di ore concitate. Il giorno dopo è allora inevitabilmente quelle delle riflessioni, preannunciate dagli attori della possibile svolta in casa avellinese, in seguito al “no” dello stesso Taccone alla prima offerta avanzata da D'Agostino per una percentuale di quote ancora non ancora nota, ma che oscillerebbe dal 33 a salire (superiore al 33 equivale, ovviamente, alla maggioranza del pacchetto azionario). La porta per l'onorevole irpino era e resta aperta, ma, per stessa ammissione del diretto interessato si saprà a stretto giro di posta se la trattativa sia destinata ad avere sviluppi positivi o ad arenarsi definitivamente: in quest'ultimo caso l'interesse, ormai manifesto, sarebbe ridotto alla conferma del consueto impegno da main sponsor. L'unica certezza, allo stato attuale, è che non si può dare nulla per scontato; a partire dal possibile disimpegno dello stesso Gubitosa - che in caso di mancato accordo con D'Agostino vedrebbe evaporare i propri desideri progettuali da tempo resi pubblici - ad intese con altri interlocutori potenzialmente propensi all'eventualità di far parte della famiglia Avellino: dalla famiglia Preziosi all'ex presidente della Casertana, Giovanni Lombardi. Si vedrà. Calma apparente. Il futuro dell'Avellino è già presente.