di Andrea Fantucchio
Un vespaio di polemiche che non si placa da ieri. Ad Avellino non si parla d'altro: l'aggressione subita dal diciassettenne. Il pestaggio è avvenuto poco dopo l'ora di pranzo. Ai giardinetti pubblici di Piazza Kennedy.
Il giovane gioca sul prato. Poi si toglie la maglia. A questo punto viene aggredito da due sconosciuti. Calci, pugni. Diverse lesioni riportate. Interviene la volante diretta dal vicequestore, Elio Iannuzzi. Gli aggressori fuggono. Il giovane viene ricoverato al Moscati. Le sue condizioni non sono considerate gravi.
Qui finisce la cronaca.
Poi si scatena il passaparola più fantasioso: al limite del pettegolezzo. E come una freccia dall'arco scocca, la notizia si deforma di bocca in bocca, o meglio, di chat in chat. Il web in questo è una cassa di risonanza eccezionale: la fiera di chi la spara più grossa.
Il post che va per la maggiore parla con certezza di due migranti. Con altrettanta certezza espone la motivazione dell'aggressione: religiosa (il ragazzo girava a torso nudo). E per non farsi mancar nulla aggiunge al post una foto che “inchioderebbe i responsabili”. Lo scatto è in realtà un'immagine sfocata . Che non rivela nulla della nazionalità dei picchiatori. L'unica certezza, che sembra balzare all'occhio, è che non si tratti di giovani di colore.
Ma quella schiera di utenti del web, al quale basta poco per scatenare rigurgiti xenofobi, è ormai invasata. Al posto dei forconi utilizza post che grondano veleno: «Ormai ci stanno invadendo. Qualcuno deve fermarli». E per non farsi mancare proprio nulla, si fa ricorso all'emotività più melensa, «Se al posto di quel giovane ci fosse tuo figlio?»
Vai con la condivisione di massa. In chat riceviamo decine di messaggi: ognuno con una sua versione dei fatti più cruenta e truce. Si parla di armi da taglio, pestaggi in stile arancia meccanica, e invasione incontrollabile: neanche Avellino fosse la capitale dell'Isis.
Decidiamo di non ignorare il tam tam mediatico. Facciamo giusto un passo in più. Ricevuta la notizia, la verifichiamo.
Ecco che il resoconto della polizia, smonterebbe la caccia al migrante cattivo e, tanto più, al guerrigliero dell'Isis.
Gli elementi finora a disposizione.
Il racconto del ragazzo: «Confuso, parla dei due aggressori che si esprimevano con un marcato accento napoletano».
La ricostruzione: gli aggressori potrebbero essere probabilmente di etnia rom. Residenti nel capoluogo. Nei quartieri periferici. Insomma: niente a che vedere con migranti e richiedenti asilo.
Gli agenti si riservano comunque di vedere le immagini raccolte dalla telecamera.
Ormai però la macchina xenofoba è partita. Si parla di manifestazione in favore: “E' vittima del razzismo”. Domani tutti a torso nudo per manifestare solidarietà.
E se, poi, si scopre che le motivazioni degli aggressori non c'entrano nulla con la religione? Qualcuno si scuserà per aver gettato ulteriormente benzina su un contesto già incandescente?
Noi crediamo di no. E voi?