Avellino

 

di Andrea Fantucchio 

«Non siamo certo dei psicotici, come ha detto e scritto qualcuno, né tantomeno diamo la caccia agli untori. Il bambino malato di tubercolosi è una vittima, così come potevano esserlo i nostri figli» La testimonianza di una delle madri della Leonardo Da Vinci. Scuola chiusa per la procedura di profilassi. Dopo un caso di tubercolosi contratta da uno studente dodicenne di San Potito

Sui genitori, in questi giorni, si è detto e scritto di tutto, sul ruolo che avrebbero giocato nella chiusura dell'istituto.

«Ma non solo – ci racconta la madre che intervistiamo – in tanti hanno deciso di vestire il ruolo dei giudici. Anche testate nazionali. Hanno detto che eravamo noi a, “montare il caso”. Le cose in realtà sono diverse. Un'amica di San Potito, che ha il figlio iscritto a scuola, ci ha detto di quanto accaduto in paese».

Così lo scorso mercoledì, la signora intervistata è andata col marito dalla preside della scuola, Giustina Monteforte.

«Dirigente che è stata straordinaria. Cordialmente ci ha spiegato quanto stava accadendo. La scuola non era stata chiusa perché l'Asl non aveva dato alcuna disposizione in merito. Lei si è interfacciata solo col dirigente dell'azienda sanitaria, Morrone. E ha ricevuto la richiesta informale di redarre una lista d'alunni per uno screening sulla Tbc (tubercolosi)».

A questo punto una delegazione di genitori (sei mamme e un padre) si è recata in Prefettura. Dove è stato loro chiesto di scrivere una lettera. Come hanno poi fatto. Mamme e papà sono andati dal sindaco, Paolo Foti.

«Il primo cittadino ha subito contattato l'Asl. Poi si è arrivati alla chiusura della scuola».

Anche se i genitori non sono soddisfatti.

E le spiego perché, «Domani la scuola sarà riaperta, dopo gli interventi di pulizia e disinfezione. Ma, da quello che sappiamo, lo screening si avrà solo martedì. E se intanto i bambini entreranno in contatto fra loro? Il pericolo è davvero inesistente?».

Noi ovviamente siamo certi che l'Asl svolgerà a pieno il proprio dovere. Forse, però, stando ai fatti, sarebbe stato meglio avere una comunicazione diversa e più efficace con i genitori. Comprensibilmente provati da una situazione che colpisce i propri figli.