di Andrea Fantucchio e Carolina Urciuoli
«Sono una madre divorziata. Con un figlio piccolo portatore di handicap al 100 per cento. E una figlia minorenne che a luglio farà diciassette anni. Non posso lavorare per stare accanto al mio bambino. Soffre di crisi epilettiche e può sentirsi male in ogni momento. Solo quell’angelo in divisa ci ha teso una mano». Cinzia Pagano ha le lacrime agli occhi, sotto gli occhiali scuri, mentre racconta il suo dramma familiare. Iniziato quattro anni fa a Manocalzati. Dove, oggi, risiede. (Clicca sulla foto di copertina e guarda il servizio video. Ringrazio Massimiliano Vietri, per l'aiuto nelle riprese)
Un matrimonio alle spalle naufragato, un figlio, Antonio, che ha bisogno di assistenza costante. Un pezzo di cuore che lei non può proprio abbandonare. Nel mezzo: il silenzio delle istituzioni. Inutilmente Cinzia si è rivolta all'amministrazione per avere un aiuto.
«Ho chiesto al sindaco di Manocalzati, Lucio Tirone, di mettere a disposizione un'abitazione popolare. Fra i beni alienati. Lui mi ha risposto che non poteva darmi una mano e che il Comune era in deficit. Da allora neppure una chiamata per sapere come stessi».
Cinzia non può lavorare. Deve e vuole assistere Antonio che ha bisogno di cure, e soprattutto di amore e di affetto costanti. Costretta a far quadrare i conti domestici con una sola entrata: l'invalidità riconosciuta al suo ragazzo.
Deve fare i salti mortali per, “Comprare i libri per la figlia che va ancora a scuola, mettere un piatto caldo a tavola, l'abbonamento del pullman”.
L'ordinarietà che diventa straordinarietà e motivo di sofferenza quotidiana. Vivere con lo spettro costante di non arrivare a domani.
Non servirebbero proprio a persone come Cinzia i piani di zona? L'assistenza sociale, spesso decantata, il supporto continuo e specifico a suo figlio?
Domande che cadono nel vuoto.
Più attente le orecchie di Carmine, quell'angelo in divisa che con straordinaria umanità ha raccolto l'appello di Cinzia. Non si è limitato a svolgere il proprio lavoro di Carabiniere, ma è andato oltre, per trovare a quella donna e ai suoi figli una nuova casa. Abitazione che significa speranza, nonostante la situazione difficile.
«Mio figlio – spiega Cinzia – purtroppo continua a peggiorare».
Carmine ci chiede di non mettere il suo cognome. E' una persona squisita e umile che commenta la storia con franchezza, “Ho solo fatto il mio dovere. Certo, forse altri avrebbero dovuto fare di più. Ma, si sa: purtroppo l'Italia non sempre funziona bene”.
Questo carabiniere ha dimostrato che un'alternativa esiste. E ha dimostrato un senso d'umanità e del dovere staordinari.
Cinzia racconta: “Ora sono serena e soprattutto i miei figli sono circondati solo da amore; mi accontento anche di mangiare brodo a pranzo e cena. L’importante è che ora i miei ragazzi siano sereni”.
Una donna che oggi ha deciso di raccontare la sua storia per aiutare tutte quelle persone che si trovano nella sua stessa situazione. Madri sole, che troppo spesso soffrono in silenzio. E si lasciano morire dentro. Il suo appello è un monito: per le istituzioni che non possono abbandonare chi ha bisogno. Per chi vive il suo dramma: non arrendetevi, al mondo gli angeli esistono ancora.
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